Si anima quando sente parlare il presidente di Confartigianato, il margheritino Guerrini, che si dice fiducioso sulla vittoria del Pdl.
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domenica 30 marzo 2008

E quando tocca a lui, Silvio
Berlusconi torna finanche aggressivo al cospetto della giunta
degli artigiani in mattinata. La ricreazione è finita. Si alzano
i toni. E il Cavaliere avverte, quasi con un inciso: «Bisogna
concentrare il voto e non disperderlo, un elettore di
centrodestra deve votare il Pdl per consentirgli di ottenere una
solida maggioranza: se poi a uno che gli piace Casini, che è un
bel figliolo, allora lo voti alla Camera e non al Senato». Nel
pomeriggio, partecipando a un forum nel palazzo
dell'informazione dell'Adnkronos, assume toni drammatici:
«Bisogna spiegare a tutti coloro che sono del centrodestra come
il voto, soprattutto al Senato, dato ai partiti minori può
portare in qualche regione a una vittoria dell'altra parte». Non
ci sono riferimenti espliciti ma è chiaro che il leader del Pdl
pensava principalmente al Lazio. Certo, ragiona Berlusconi, si
tratta di «ipotesi non realistiche» come quelle relative a
pareggi e grandi coalizioni. «Ho dei dati - spiega - che mi
dicono che in Senato ho una vasta maggioranza, si calcola sui
28-30 senatori».
Il Cavaliere si rivolge soprattutto al suo elettorato
tradizionale, a quello indeciso che due anni fa nell'ultima fase
si diresse verso anche verso l'Udc (ma allora Casini era alleato
con il centrodestra). Ma se nella mattina parlava di un
vantaggio di dieci punti, nel pomeriggio riferisce che è di 8,6.
In mezzo un unico cruccio: i brogli elettorali che, dice, gli
portarono via la vittoria due anni fa. Agli artigiani afferma:
«Ho un solo incubo, quella dei brogli perché questi sono
professionisti dei brogli che ti mettono la matita nella scheda
e fanno così per annullarla», dice. E a ora di pranzo riunisce a
Palazzo Grazioli gli organizzatori dei «difensori della
libertà», arruolati per difendere il voto del 13 aprile
(Mantovani, Fontana, Quagliariello) con i quali si mettono a
punto anche le denunce da presentare nel caso di irregolarità.
Insomma, è un Berlusconi che alza la voce. Anche contro il Pd,
definto l'«ultima mimetizzazione del Pci»: «Sono gli stessi
comunisti tranne qualche candidatura "spot" come quella della
ragazzina, del finto operaio e del finto precario». Accusa la
Rai «asservita alla sinistra». Ritorna su Di Pietro: «Rovina le
persone sbattendole in galera anche se innocenti». E punta
l'indice contro di lui e contro Veltroni, «entrambi pensionati
che non taglieranno mai i costi della politica perché non ho mai
visto dei tacchini presentare una mozione per anticipare il
Natale».
Il Cavaliere tira in ballo anche il presidente della Repubblica:
«Se vinco avrò tutte le istituzioni contro». Elenca anche
stavolta tutte le drammatiche condizioni economiche in cui si
troverà a governare il Paese. Torna sul caso rifiuti e avverte:
«Se non la risolvo in 3 mesi al massimo sarà colpa mia». E
infine sentenzia su sè stesso: sono matto. Matto, ripete, avete
capito bene. «Ritengo di essere veramente matto - conclude
Berlusconi - perché uno che alla mia età si presenta per
governare un Paese in questa situazione drammatica non ha tutte
le rotelle a posto».
da QUOTIDIANO IL TEMPO
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