CRITICA MORALE, POLITICA ed ECONOMICA ai D.I.C.O.
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Quello a cui oggi assistiamo è un classico fenomeno di intolleranza che c’è sempre stato dentro la cultura settaria della sinistra. Sono i tipici comportamenti di quell’estremismo, incline alle condanne ed espressione di culture infantili che tendono a semplificare le cose. Chi la pensa diversamente è un nemico da distruggere. Una cultura laica che ritiene di essere depositaria del principio di libertà non si rende conto che in alcune posizioni di estremo laicismo alimentano forme di intolleranza (come le scritte minacciose rivolte a Bagnasco, ma non solo).
Il tramonto di un partito d’ispirazione cristiana come la Democrazia Cristiana ha portato al confronto tra posizioni laiciste e quelle cattoliche. Manca un partito che elabori una cultura di ispirazione cristiana in termini laici come è stato per la Dc. Mancando questa mediazione la Chiesa è stata costretta riempire il vuoto e ad intervenire per richiamare alcuni valori che le forze politiche non sono capaci di difendere. Si sta sviluppando una cultura che da laica diventa laicista e poi degenera in estremismi “eversivi”.
Ma arriviamo al dunque: Coppie di fatto, pacs, dico, cus… Mah .
Partiamo dagli elementi oggettivi: il capitolo “famiglia” è oggetto di innumerevoli aiuti da parte dello Stato, e questo è il motivo principale per cui nel momento in cui se ne crea una si godono di una serie di diritti fiscali ed economici. Alla base della società occidentale vi è infatti proprio la famiglia e la prole. Lo Stato giustamente da una mano nel momento in cui avviene il matrimonio poiché, facendolo, “investe” su chi dimostra di fare sul serio. Si da una specie di garanzia alla collettività che verranno fatti figli e che essa (la collettività) può così investire sul nuovo gruppo familiare serenamente. Ho descritto il meccanismo ideale.
Il matrimonio è ormai svincolato o svincolabile dall'aspetto religioso, dato che esiste la possibilità di contrarlo in Comune o addirittura su un aereo o su una nave. Quindi anche se fossi agnostico potrei fare una cerimonia sobria, senza pagare dazi d’alcun genere ai preti e senza fare promesse a chicchessia.
Dunque mi domando: ma che bisogno c'è di estendere dei diritti (e quindi dare direttamente o indirettamente soldi) a delle persone che non si vogliono prendere nessuna responsabilità? Perché, siamo franchi, chi convive lo fa perché molto spesso "non se la sente di sposarsi" o perché si cerca di capire se un’eventuale vita di coppia è realizzabile.
La realtà è che attorno al nostro Paese ve ne sono altri in cui governi di ieri ed oggi hanno legiferato per curare gli interessi anche di chi ha deciso di non giungere di fronte all’altare per suggellare i propri sentimenti: sto parlando dell’ opzione del “non matrimonio” come scelta definitiva.
Il mio conservatorismo più o meno latente mi porta a dire che l’attuale situazione italiana non è così preoccupante in tema di diritti civili ed eventuali nuove forme “familiari” possono essere inquadrate nell’attuale codice limitandosi a modificare alcuni aspetti della normativa vigente.
La mia idea è che si possono dare dei diritti ai conviventi in campo civile, concessioni che non stravolgerebbero nulla e che passerebbero quasi sotto il silenzio generale, data la loro ovvia opportunità. Facendo alcuni esempi potrei citare l’assistenza ospedaliera al compagno malato, la possibilità di ereditare o la facoltà di accendere mutui per l’acquisto di una casa con tassi agevolati. Ma mi oppongo di fronte ad eventuali benefici fiscali od economici (tipo decurtazioni di alcune tasse o la pensione di reversibilità). Queste persone non forniscono nessuna garanzia alla collettività che si impegneranno e faranno figli, non hanno nessun dovere verso il "coniuge" ma vogliono godere di tutti i diritti di chi invece fa il grande passo. Non mi pare equo.
Per quanto riguarda le coppie gay, anche loro potrebbero godere dei diritti che ho elencato per i conviventi, naturalmente. Ma anche per loro nessun privilegio fiscale od economico, perché è evidente che la loro eventuale famiglia sarebbe tesa a tutto tranne che alla procreazione. Non perdo secondi a commentare l’eventualità (da parte di queste coppie atipiche) di ricevere in affidamento poveri bambini che diventerebbero così succubi di una realtà in cui sarebbero invischiati senza il loro consenso. L’uomo è un animale e deve rispettare le logiche geometrie naturali. L’anormalità ( nel senso della situazione non normale, meno frequente) deve essere accettata e vissuta fino in fondo.
Concludendo, nel mio personale piano d’una ipotizzabile riforma la coppia convivente (non sposata) può godere dei benefici economici o di sgravi fiscali solo nel momento in cui mette al mondo della prole che dia così prova alla collettività della serietà del vincolo che lega le due persone.
So che può sembrare cinico, ma lo Stato deve investire su chi fa figli o su chi dimostra (sposandosi) di impegnarsi a farne, perché sono quelli il motore economico e morale di una società.
N.B. : Ho volutamente evitato di parlare di religione et similia, sicuro del fatto che certe materie meritano un approccio privo di bigottismi o filtri di alcun tipo.

