DE RERUM BERLUSCONE
di
IL RECENTE PASSATO
Sono passati oramai oltre 12 anni da quel gennaio 1994.
Silvio Berlusconi comunicò la sua scesa in campo e già fioccavano in ogni dove club di Forza Italia, da Bolzano a Canicattì, da Otranto a Ventimiglia. Mai in passato un uomo solo riuscì a movimentare così tante persone con un solo comunicato, come lui mai un imprenditore fece breccia nelle speranze degli italiani.
Il marzo successivo quell'alleanza di centrodestra riuscì a strappare la vittoria contro una sinistra stupita e sorpresa dall'evento. Tutto sembrava già scritto, dopo il giustizialismo selvaggio del pool di manipulite di Di Pietro. A lui l'esclusivo merito d'aver controvertito quel triste destino. Vinse con lui Gianfranco Fini e Umberto Bossi. Più che una coalizione era un collage raffazzonato di partiti e loro lo sapevano, ma la vittoria li aveva uniti sotto l'effige della vittoria.
Le seguenti elezioni europee videro Forza Italia sfondare la soglia psicologica del 30%, un tripudio che aizzò gli assopiti giudici. L'agosto di quell'anno trovarono la giusta causa per attaccare l'acerrimo nemico delle sinistre e unico vero ostacolo per il P.d.S. .
Ovviamente non aveva senso mandare l'avviso di garanzia durante il periodo estivo, quando la gente solitamente riposa sotto l'ombrellone. Lo congelarono e glielo presentarono al momento giusto, su un piatto d'argento. Mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi coordinava a Napoli la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata, ecco che infatti gli viene recapitato un avviso di garanzia dalla Procura di Milano che lo informò di essere oggetto di indagini per concorso in corruzione. E' uno schiaffo in diretta che fa gridare al complotto dei magistrati. Tempi e modi dell'iniziativa non convincono neanche i suoi tradizionali oppositori: ovviamente Berlusconi in seguito verrà prosciolto dalle accuse, ma il danno di immagine sarà enorme. Approvata la Finanziaria nel dicembre del 1994 la Lega toglie la fiducia al governo. Dopo otto mesi Berlusconi è costretto a dimettersi da presidente del Consiglio dei ministri.
L'allora superpartes (?) Presidente della Repubblica Scalfaro preferì non tornare subito alle urne (avrebbe rivinto Berlusconi, qualsiasi sondaggio lo diceva) e far insediare un governo tecnico: scelse Dini, ministro del tesoro del precedente governo. Durante questo periodo un referendum sul sistema radiotelevisivo schiaffeggiò gli antagonisti del Cavaliere, certi di tagliargli le gambe dal punto di vista economico. Lamberto Dini galleggiò per circa un anno e mezzo, sorretto da una maggioranza parlamentare nella quale il protagonisti erano le sinistre e la Lega.
Alle politiche del 1996 Forza Italia si
presentò senza l'appoggio leghista: il vincitore fu Romano Prodi, leader
dell'Ulivo. Berlusconi prese le redini dell'opposizione e partecipò ai lavori
della commissione Bicamerale per le Riforme presieduta da Massimo D'Alema che
tentò - senza riuscirci - di compiere quelle riforme istituzionali e
costituzionali tanto necessarie al Paese.
Alle elezioni europee del 1999 Forza Italia sfiora il 30 per cento dei voti
vincendo anche le Regionali: le conseguenze di questo successo vedranno
Massimo D'Alema dimettersi dalla carica di premier. In campo europeo Forza
Italia aderisce al Ppe: Silvio Berlusconi diventa uno degli esponenti di
punta.
I cinque anni del centrosinistra furono un
continuo battibecco, una raccolta infinita di screzi sottobanco e di
divisioni. Si alternarono ben 4 governi e mai l'elettorato fu chiamato a
esprimersi a riguardo. L'obiettivo era quello di rimanere ancorati alle
proprie poltrone, riuscendo possibilmente ad avere una maggioranza in
parlamento. Ecco dunque che si assistette alla peggiore stagione degli inciuci,
dei prestiti di deputati, dei nuovi gruppi parlamentari, dei trasformismi di
ogni tipo e colore.
Alle elezioni politiche del 2001 Berlusconi recuperò il rapporto con la Lega
di Umberto Bossi, aprì ai repubblicani e consolidò il rapporto con Gianfranco
Fini. Il risultato fu positivo: la Casa delle libertà vinse con il 45,4 per
cento alla Camera e il 42,5 al Senato. In termini di seggi significa 368 seggi
alla Camera (la maggioranza è di 315) e di 177 al Senato (la maggioranza è di
158). Berlusconi salì alla Presidenza del Consiglio e Forza Italia diventò il
primo partito italiano con il 29,4 per cento dei voti.
Il secondo Governo Berlusconi diventò il più longevo della storia della
Repubblica Italiana fino a quando si arrivò alle elezioni europee del 2004.
Fatte le debite somme dei risultati delle singole forze politiche, per Forza
Italia i risultati non sono stati confortanti. Anche lo schieramento
dell'Ulivo non raggiungerà l'obiettivo sperato, sebbene la sola lista Uniti
nell'Ulivo raccolga oltre il 31% dei voti.
Nell'aprile del 2005, successivamente ai negativi risultati ottenuti dalla
Casa delle Liberta con le elezioni regionali, Berlusconi ha sciolto
l'esecutivo presentando una nuova compagine di ministri.
IL BERLUSCONISMO OGGI
In molti credono che l'erosione dell'elettorato del centrodestra sia dovuto esclusivamente alla presenza ingombrante del Cavaliere, tanto odiato quanto amato, oggetto di sentimenti così polarizzati che sembra impossibile farli coesistere all'interno del parlamento, nella società. Silvio Berlusconi si fa amare od odiare.
Addirittura all'interno della Casa delle Libertà c'è chi propone un cambio di leadership. Questo equivarrebbe all'inizio della fine per il fondatore di Forza Italia.
Inizio subito col dire quello che penso: Silvio Berlusconi è l'indiscusso trascinatore della Casa delle Libertà, l'unico che riesce a muovere le masse, un elemento indispensabile per l'attuale opposizione, il vero collante per i partiti di centrodestra, il valore aggiunto durante le campagne elettorali.
Ora tenterò di giustificare queste mie parole.
Dicembre 2005: i sondaggi sottolineano un distacco tra CdL ed Unione di circa 10-12 punti. E' vero che il centrosinistra gli ultimi mesi ha fatto di tutto per perdere le elezioni, tuttavia sono convinto che se non ci fosse stato il massiccio intervento di Berlusconi non si poteva giungere alla strepitosa vittoria numerica abbinata alla triste e stretta sconfitta parlamentare.
Ma vi ricordate il periodo antecedente alla par-condicio? Lui si trovava ovunque, interviste, televisioni, giornali, settimanali, congressi, manifestazioni... Dopo che per 5 anni non si è mai speso nella propaganda, è riuscito ad essere ficcante ed incisivo proprio nel momento culminante della campagna elettorale.
A Vicenza, nel congresso della Confindustria dei vari Della Valle e Montezemolo, Silvio Berlusconi è riuscito a trascinare la base contro i vertici: diversi gli obiettivi, diverse le scelte politiche. I poteri forti sono interessati al sinistrismo regressista delle di Democratici di Sinistra, la base chiede liberalizzazione del mondo del lavoro e competitività.
Montezemolo (e quelli che ha alle spalle) saranno la futura sorgente economica del fantomatico Partito Democratico. Scambio di interessi, tentacoli economico-politici che ben presto si intrecceranno più di quello che vediamo ora.
Durante il secondo faccia a faccia tra lui e Prodi riuscì (con l'inimitabile fare istrionicamente suo) ad accattivarsi gli ascoltatori con la promessa dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa: riconobbe nell' ICI il cavallo di Troia col quale entrare nelle case degli italiani, rosicchiò ulteriormente il margine di vantaggio che le sinistre avevano.
Come non ricordare poi i comizi, la sua capacità di scrivere le prime pagine dei giornali, sempre, dal 1994 ad oggi. Detta i ritmi ed i temi delle discussioni, accentua le divisioni della coalizione avversa, evidenzia l'inefficacia della dialettica altrui sottolineando la realtà delle riforme del suo granitico governo.
E DOMANI?
Ora proviamo a chiudere gli occhi per un istante e immaginiamo l'attuale emiciclo parlamentare senza Silvio Berlusconi: "Peccato!"..."Magari"...
Le righe che seguono hanno il fine di far meditare chi direbbe "Magari!".
Forza Italia è un partito-movimento la cui (snella) nomenclatura si regge su una decina di nomi, non di più. Dal 1994 ha sempre avuto una percentuale di consensi compresa tra il 20 e il 30%, attestandosi regolarmente come prima forza parlamentare italiana. Questo è dovuto anche alla visibilità che ha il suo leader all'interno della coalizione.
Un Silvio Berlusconi non più leader (sempre che accetti tale ruolo) perderebbe vigoria, audience e voti. Il netto calo di Forza Italia beneficerebbe l' Udc.
Cosa voglio dire? Senza Berlusconi paradossalmente perderebbe il bipolarismo, le ali delle due coalizioni si scinderebbero dalle frange moderate. Nascerebbero tre poli: quello di sinistra ( Rifondazione, Partito dei Comunisti Italiani, Verdi e, se resiste, la Rosa nel Pugno ) , quello di destra ( Alleanza Nazionale, Alternativa sociale e quel che resta di Forza Italia) e quello di centro.
Al Grande Centro si aggiungerebbero i Democratici di Sinistra: La Margherita, L'Italia dei Valori, l'UDC, l'UDEUR e i DS avrebbero la maggioranza assicurata per i prossimi 20 anni.
Il bipolarismo è la rappresentazione della democrazia italiana della Seconda Repubblica. La pecca del parlamentarismo italiano è quello di essere eccessivamente legato agli umori dei partiti. Col Grande Centro questo problema non sussisterebbe, dato che non esisterebbero più due poli.
Non sono a favore di un eventuale Grande Centro e non penso proprio che avverrà una cosa del genere proprio perché Berlusconi non si ritirerà dal panorama politico: almeno fino alle prossime elezioni, lui sarà il leader indiscusso della Casa delle Libertà. E' lui che polarizza il voto dei moderati ed è lui che rappresenta (coi suoi alleati) l'unica alternativa al cattocomunismo.

