CINA e TIBET: I DIRITTI CIVILI NON SONO DI CASA.
di
Sabaudia, lì 24/03/2008 17.16
Nei libri di storia verrà dipinta in maniera vergognosa la pomposa visita ufficiale di Stato (Prodi, più ministri, più rappresentati delle Regioni, più un codazzo di centinaia di persone) avvenuta circa un anno fa. Tutti in ginocchio dal colosso cinese, a mostrare la fronte corrucciata, col deretano alto. Una vicenda non degna del paese democratico che diciamo di essere.
Quello che sta avvenendo in Tibet in questi giorni non è altro che l’ennesima conferma di come la Cina non riesca ad interfacciarsi con realtà diverse dalla sua se non con l’uso della forza. Abbiamo tenuti gli occhi chiusi per anni, oggi è necessario aprirli. Soprattutto chi vincerà le elezioni politiche di primavera non potrà fare finta di nulla.
La Lega di Bossi alcuni anni fa arrivò a chiedere l’imposizione di dazi doganali per arginare l’opprimente espansione (ma sarebbe meglio chiamarla invasione) che i cinesi hanno attuato di recente, schiacciando di fatto realtà strutturali per la nostra economia facendo il più delle volte una concorrenza sleale. Ma il problema non è solo economico. E’ sociale, abbraccia i diritti civili (praticamente inesistenti), vincola i paesi che hanno relazioni diplomatiche col colosso cinese e costringe le realtà interne ad adeguarsi. Non potrebbero altrimenti. Della Cina possiamo parlare della Grande Muraglia, della storia, delle tradizioni, di quello che vogliamo: è e rimane comunque una dittatura.
I crimini comunisti perpetrati nel secolo scorso non devono essere dimenticati e le decine e decine di milioni di morti ammazzati (chi dice 20, chi 45) testimoniano che le autorità cinesi non sono certamente avvezze a modi gentili. Il concetto di libertà non esiste e quello che si sta vedendo ultimamente ne è la prova.
Berlusconi la scorsa primavera parlò di “bambini bolliti” e ovviamente infuriarono le polemiche con la Cina, che pretese le scuse ufficiali e naturalmente mezza Italia si inchinò. Nessuno però ha fatto un mea culpa dopo che furono ritrovati nel nord del Paese i resti delle braccia di bambini bolliti e cucinati con zenzero. Bambini morti utilizzati, pare, per esperimenti di laboratorio. E poi cucinati. Vi viene da sorridere? Non posso far altro che continuare questa carrellata d’orrore.
Chi di voi ha mai sentito parlare di “laogai” ? In pochi, sicuramente, a meno che non siate assidui frequentatori di ParlaPerTE.com che ha in passato già affrontato la questione. I laogai sono come i lager e i gulag. Oggi esistono in Cina 1316 laogai per cinque milioni di cinesi reclusi. I dissidenti o vengono ammazzati o finiscono lì: ne escono o morti o impazziti dai lavaggi di cervello e dalle 18ore al giorno di lavoro rese più gradevoli da pestaggi, scariche elettriche, manette ai polsi e alle caviglie, sospensione per le braccia, privazione del cibo e del sonno. Tra i lavoretti che danno loro da fare vi è la costruzione di opere pubbliche (pubblicità per il regime) e vari utensili ed ammennicoli commerciali da vendere ovviamente in occidente a cifre ridicole. Vi ricordate quello che succedeva agli ebrei nell’Egitto di Mosè? Il paragone è piuttosto calzante, solo che alla porpora delle sete del faraone oggi dobbiamo sostituire il rosso delle bandiere.
Come non parlare della pena di morte? I dati ufficiali elencano 1770 esecuzioni nel 2005 (record mondiale). I dati ufficiosi parlano invece di almeno 10mila. In Cina si viene condannati a morte per 70 reati, fra cui: avvelenamento di bestiame, disturbo dell’ordine pubblico, traffico di droga, corruzione, truffa e, per chiudere in bellezza, evasione fiscale e contrabbando di sigarette.
E ancora. Qualche settimana fa una donna incinta di due gemelli è stata 'ricoverata' in ospedale dallo Stato: due erano troppi, bisognava ucciderne uno. La donna dalla disperazione, si è gettata dalla finestra. In Cina c’è la politica del figlio unico (possibilmente maschio): e decide lo Stato, cioè, il partito comunista, quando lo puoi 'programmare'; serve una licenza per procreare. Ormai da decenni 550mila bambine vengono ammazzate ogni anno. Nel Paese ci sono sempre meno donne; nel giro di qualche anno il 20% dei cinesi maschi rischia di non avere una compagna al fianco.
Giuliano Ferrara impallidirebbe. Parlo dell’aborto libero da qualsiasi regolamentazione restrittiva, anzi! E’ vietato tutto, in Cina, tranne l’aborto; l’aborto si incoraggia. Si può sempre, fino al nono mese. Centinaia di migliaia di casi si registrano ogni anno: più volte i bambini, ancora vivi, vengono abbandonati e lasciati morire per strada, come fossero immondizia. Il problema demografico si risolve in altre maniere.
Il miracolo cinese? Sì, sulla pelle di 500milioni di lavoratori. In Cina si continua a morire di fame. Quei 500 milioni sono i cinesi che vivono con neanche 30 euro al mese, cioè un decimo di quanto guadagnano per sopravvivere gli operai delle grandi città come Shangai. In tanti si lasciano andare e si tolgono la vita. Il suicidio è la prima causa di morte, in Cina, per i giovani tra i 15 e i 35 anni. Quattordici abitanti su 100mila, in media, si tolgono la vita ogni anno. Un milione di suicidi all'anno: nel mondo solo Giappone s Sri Lanka hanno una media peggiore.
Del mercato nero degli organi diversi film ne hanno parlato. E’ tutto vero, tutto sommerso da apparente sdegno ma intimamente reale. La Cina fa business, soprattutto all’estero, con il trapianto degli organi: quasi un miliardo di euro all’anno. Il 90% almeno arriva dai detenuti ammazzati. Volete sapere il listino prezzi? Vip propongo questo che ho trovato: il cuore è venduto fra i 100 e i 130mila euro, il polmone fra i 120 e i 140, il fegato fino a 100mila e un rene circa 50mila. Nel 2005 sono stati venduti 8mila reni, 3700 fegati, 80 cuori. 41.500 interventi sono stati eseguiti negli ultimi 5 anni. Naturalmente i familiari delle persone a cui sono stati tolti gli organi, neppure sono stati avvisati. Ma questo è un particolare.
Dio, in Cina, è il Partito Comunista. Le religioni sono tabù (e quindi perseguitate). Il governo cerca di addomesticare il cristianesimo (12milioni di cattolici) e ha creato la Chiesa Patriottica i cui sacerdoti dovrebbero rispondere al Partito e non al Papa. Ma almeno otto milioni sono i fedeli 'sotterranei', cioè i clandestini, che rischiano in teoria ogni giorno di essere arrestati. Anche poche ore prima dell’arrivo di Prodi e compagnia un prete è stato arrestato. I preti sotterranei devono dire messa di nascosto, spesso cambiano rifugio e letto ogni sera per evitare guai, vengono ordinati sacerdoti nel pieno della notte e comunque _ nonostante tutti i tentativi per dribblare le censure di stato _ ogni tanto scompaiono. C’è una lista di 50 uomini di Chiesa di cui non si sa più nulla da mesi, in alcuni casi anni.
Ma in Cina tutto è censurato. E’ l’incredibile e capillare organizzazione del Partito Comunista Cinese a sorprendere, un apparato che tiene in in pugno ( e che pugno!) quasi un miliardo e mezzo di persone pensanti: libri, giornali, radio e tivù non possono criticare il governo; si rischia di finire spediti nei laogai. I giornalisti stranieri che lavorano in Cina devono firmare una carta delle regole; ogni volta che lasciano Pechino, devono comunicarlo al governo. Censura selvaggia su Internet: 30mila tecnici controllano, siti per sito, che non ci siano parole, articoli o altro 'sgraditi'. 1041 parole sospette sono vietate: ad esempio democrazia corruzione, manifestazione. libertà, sciopero, sesso. Google, Yahoo e Msn, per lavorare anche in Cina, si sono autocensurati: Wikipedia no, e infatti a Pechino e dintorni è oscurato. Telefoni (compresi sms) controllati.
E ora? Dimenticatevi di ogni cosa, tappatevi il naso e prendetevi i pop-corn: le olimpiadi stanno per iniziare!
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