IL MOVIMENTO DI GRILLO ED IL GRILLISMO
di
Terni, lì 12/05/2008 23.25
La storia ci ha più volte dato
riprova del fatto che non solo le rivoluzioni, ma anche i
movimenti/periodi di critica e di protesta non sono "puri" e
"lineari" al loro interno, bensì vedono la partecipazione e la
presenza, durante lo svolgimento storico dei fatti, di correnti,
tendenze di pensiero ed ideologie (non nel senso marxista del
termine) diverse se non addirittura opposte e conflittuali. Alle
due rivoluzioni inglesi del Seicento, rivoluzioni che potremmo
definire "liberali", presero parte anche gruppi
socialisteggianti quali i Levellers ed i Taboriti; nella
rivoluzinoe francese si rintracciano similmente sia i liberali
moderati che gruppi radicali come i Sans-Culottes e gli
Arrabbiati. Nella rivoluzione russa (nell'interpretazione che la
fa corrispondere alle due successive tappe 1905 e 1917), agirono
sia i costituzional-democratici, che bolscevichi, anarchici ed
altri ancora. Quando D'Annunzio istituì l'effimera Repubblica
del Carnaro, ricevette una lettera di solidarietà e di stima da
Malatesta; all'interno del "reducismo" della seconda guerra
mondiale si sviluppò non solo il fascismo, ma anche gli Arditi
del popolo (stendiamo un velo pietoso sulle dirigenze di PSI e
PCd'I).
Il Sessantotto fu estremamente eterogeno al suo interno, andando
dagli anarchici fino ai gruppi più ortodossi come l'UCI(m-l) di
Brandirali. La seconda pantera fu essenzialmente un movimento
disilluso e con l'obiettivo di risolvere i problemi "concreti"
ed "immediati" della scuola,con pochi slanci utopici, ma oltre
alla "Pantera rosa" vi erano elementi ben più radicali.
Oggi, se escludiamo chiaramente le posizioni aberranti su
immigrazione e giustizialismo, il fenomeno di Grillo e del
grillismo ha a mio avviso, nonostante se stesso, il pregio di
dare una piuttosto vasta eco alla critica di molte situazioni
concrete. Pensiamo, ad esempio, alla critica del "sistema di
produzione" (così la definisce Grillo) per cui nei mercati
globalizzati i prodotti fanno giri assurdi (l'altro ieri,
parlava della patatina chip e delle mozzarelle, da dove sono
prodotte, a dove vengono imballate, a dove vengono rimballate,
fino al ritorno).
Mi chiedo (e chiedo a voi), in considerazione di quanto detto
sopra, se esista una possibilità concreta (oltre che una
giustezza etica) di prendere parte non certo al grillismo in
quanto tale, ma ad un plausibile processo storico che esso
sottende. Se insomma il Movimento non dovrebbe costituire
un'affluente della fiumana umana che con mille contraddizioni
punta il dito contro una classe dirigente (leggi politica)
finalmente individuata come "casta" distante dai problemi
quotidiani della gente, e che perciò si manda "affanculo"; che,
pur sempre confusamente, inizia a vedere le contraddizioni che
sottendono il sistema produttivo; che a breve si impegnerà anche
per un'informazione più giusta.
Il ruolo non sarebbe chiaramente quello di "portatori d'acqua"
(ma non dovrebbe neanche essere quello di "eremiti" che dicono
"tanto di anticapitalismo non vi è traccia. Punto."), bensì
quello di "virus" in questa fiumana umana che immettendosi nel
corso di essa hanno maggiori opportunità di parlare con le altre
persone meno "politicizzate" e "meno attente". Così, anche
distruggendo l'egemonia culturale del "grillismo" si potrebbe
portare le masse a riflettere su come la critica della "casta",
giusta ma incompleta, vada estesa oltre il mondo della politica,
anche a quello dell'economia, tanto per fare un esempio. E fare
in modo che la protesta contro la Casta si trasformi in
proposta: pensiamo, tra i vari modelli, alla democrazia diretta
ed al comunalismo libertario. Si potrebbe portar a riflettere
come il modello di produzione che viene confusamente criticato
si chiami "Capitale", e come in risposta ad esso non vada
sostituito un "Capitalismo buono" di cui parla Grillo, bensì la
risposta possa trovarsi in un altro sistema di produzione,
quello socialista.
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