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Il "Partito della Libertà"

ed il finto "Grande Centro".

di

 Michelangelo Carrieri

     

Le realtà partitiche del centrodestra italiano mai come oggi sono così vicine e lontane allo stesso tempo. Ovviamente il Partito della Libertà lanciato da Silvio Berlusconi ha lasciato il segno, sia tra gli alleati che tra i detrattori, ma tutto quello che sta avvenendo attualmente dentro e fuori il parlamento ha dell’incredibile e merita le parole che or ora, cari lettori di ParlaPerTE.com, leggerete di seguito.

Prima d’ogni cosa mi trovo ancora una volta a dover sottolineare quanto anche all’interno della coalizione di centrodestra vi siano diverse spine nel fianco, definiamole in politichese “divergenze”, che comunque ne minano l’unità per partito preso. Spesse volte questi soggetti hanno le loro buone ragioni, in altre non riesco a coglierle.

Parlo dell’Udc di Cesa, che fu di Follini e prima ancora di Casini. Del secondo ho già sufficientemente parlato in precedenti articoli; Cesa invece si trova ad occupare la carica che ancora oggi occupa anche grazie all’appoggio degli elementi filo-folliniani ancora presenti nel partito, fattore questo che fa intuire la vicinanza ideologica tra lui ed il suo predecessore; Casini, di gran lunga il leader  che ha dato modo agli ex-Dc di ricominciare a svolgere un ruolo degno di nota dopo lo scandalo di tangentopoli, ha mostrato sempre una moderazione nei rapporti con gli alleati finalizzata alla collaborazione piuttosto che alla distruzione di ogni progetto targato Silvio Berlusconi.

C’è da sottolineare una profonda verità: è comprensibile da parte dei centristi la voglia di svolgere un ruolo da protagonisti e non da gregari dell’onnipresente Cavaliere. Comprendendo che così facendo non avrebbero potuto conquistare la poltrona che spetta al leader della coalizione, hanno preferito (pur sempre rimanendo all’opposizione) inseguire progetti alternativi.

La Cdu di Cesa ha così iniziato ad irretire una quantità di colloqui finalizzati alla creazione di un grande centro, che io definisco utopico semplicemente guardandone i numeri. Quali? Ebbene, le mie sono semplici addizioni, ma bastano per rendere l’idea. La Cdu è attestata circa al 6,5%, Mastella e i suoi sono all’1,5 e il nuovo movimento dell’Italia di Mezzo di Follini circa allo 0,5%. Dando per scontato l’appoggio di alcune realtà partitiche prettamente locali, qualche scheggia di Forza Italia e qualche petalo di Margherita io penso che difficilmente un partito di centro, privo di qualsiasi appoggio da destra o da sinistra, possa riuscire a raggiungere o superare il 12%. Basterebbe tuttavia a determinare una presenza parlamentare, almeno con l’attuale legge elettorale.

Il nodo è questo. La chiave di volta del ponte che Berlusconi sta costruendosi attorno per vincere le prossime elezioni nasce proprio da questa osservazione. E’ meglio perdere l’indomabile Udc di Cesa piuttosto che continuare in questa maniera: questo sistema elettorale premia i grandi partiti e le alleanze. In altre parole, rimanendo così le cose, il centro rischierebbe di esser cancellato dall’emiciclo parlamentare. L’Udc prende tempo, comprendendo il difficile percorso che ha intrapreso, ed intanto spera che il Partito Democratico non prenda piede (sperando che vi siano altri partiti “medio-piccoli” a remare contro l’attuale legge elettorale).

La Casa delle Libertà (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega e Democrazia Cristiana) deve necessariamente dare delle risposte al Paese. Non basta augurarsi qualcosa, si deve fare il possibile affinché ciò accada, rendersi parte attiva, mettersi a  disposizione della gente che l’ha votata. A cosa servono questi bambineschi piagnistei su chi deve fare il “capo”? Le cose importanti sono ben altre, determinate dalle necessità della gente, della società, delle imprese che sono il vero motore di quello che vediamo attorno. Manca un Uomo che faccia da collante totale ed  è immaginabile che Silvio Berlusconi non si presenterà alle elezioni per altri 10 anni. Ora tuttavia rappresenta l’alternativa migliore e, obbiettivamente, la più seguita tra gli elettori. Lui è odio ed amore, è critica ed elogio. E’ riuscito a tenere unite realtà distanti e (quasi) antitetiche come la Lega di Bossi e l’Alleanza Nazionale di Fini, mirando esclusivamente al fine unico che erano le riforme.

Il logo “Partito della Libertà” oramai è stato registrato, il sasso è stato gettato. E’ naturale che ora non tutti siano d’accordo, resta tuttavia viva la necessità di proporre all’elettorato moderato e di destra un progetto unitario alternativo a quello che con difficoltà vediamo nascere tra le file della sinistra,  un programma moderno ed europeo, dai propositi liberisti e meritocratici. Il Partito della Libertà è in realtà la spugna che deve impregnarsi dei concetti che già ora son parte dei partiti di centrodestra.

Nome, leader ed organizzazione: la carta c’è, ci sono però tanti spazi bianchi da riempire.

 

 
 
 

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