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I NEMICI DELLO STATO

CAPITOLO SETTIMO

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Tratto da "La mia Italia" di  Michelangelo Carrieri

     

Viterbo, lì 29/06/2008 13.33

Come ho avuto modo di dire anche in precedenza, una grande Nazione può diventare tale solo se grandi uomini operano affinché ciò avvenga. Che nessuno osi remare contro i nuovi principi di progresso! I nemici dello Stato sono numerosi e vivono tra noi. Agendo contro alcuni degli elementi su cui esso si fonda, attaccano tutti coloro che lo rispettano.

L’elenco da me stilato non vuole assolutamente essere paragonato ad una lista di proscrizione, bensì ha la funzione di mettere in guardia tutte le persone che credono nello Stato e nel progresso.

Non ho scelto alcuna metodologia particolare nel numerare le varie categorie di persone inserite nell’elenco, comunque hanno tutte in comune il fatto che arrecano danno alla società e frenano lo sviluppo morale ed economico della Nazione .

1) Senza dubbio gli  ANARCHICI sono gli individui il cui pensiero si discosta maggiormente dal mio. Il loro vivere senza regole prefissate sfocerebbe nel più completo e assoluto disordine. Il mondo auspicato dagli anarchici non sarebbe caratterizzato dall’illegalità solo perché di fatto non accettano leggi di alcun genere. La totale libertà ben presto si trasformerebbe in una prevaricazione sociale crudele, dato che non vi sarebbero leggi che regolarizzerebbero i rapporti tra le persone.

L’ordine tra gli uomini non può esistere se non viene imposto da norme, leggi e direttive che obblighino a vivere nel rispetto e nella giustizia. Ogni aspetto della società deve essere analizzato e, con lo strumento infallibile della legge, legittimato o vietato.

2) I  COMUNISTI  incarnano una mentalità  illiberale  e  criminale.     Fanno del consociativismo e del rigido monopolio statale i loro principi insindacabili, appiattendo verso il basso il livello economico d’una Nazione e non lasciando spazio alla libera iniziativa privata. Il comunismo si scaglia contro l’individualismo liberista, che esalta le gerarchie intellettuali e imprenditoriali, mentre invece celebra una non meglio specificata “massa” di uomini, il cosiddetto popolo. Non è certamente soffocando la creatività d’una Nazione che ci si può confrontare in un contesto globale fatto di ricchezza e libera concorrenza.

Comunisti e post-comunisti italiani fanno dell’ingiuria all’avversario e della persecuzione giudiziaria armi politiche ed elettorali. Preferiscono agitare le “masse” in rumorose manifestazioni di piazza piuttosto che trattare soluzioni possibili intorno ad un tavolo o, come deve essere, in Parlamento. Hanno lottizzato insieme a democristiani e socialisti le televisioni pubbliche per cinquant’anni e ora non accettano che lo facciano altri ( pateticamente scandalose le immagini dei “girotondi”di Moretti & Co.). Il loro fare opposizione consiste nel negare sempre qualsiasi proposta. Utilizzano il problema del conflitto d’interessi di Berlusconi come un’arma elettorale, ovviamente opponendosi con tutte le loro forze a eventuali soluzioni  politiche della questione. Sono l’apoteosi del controsenso quando tentano goffamente di mediare  retrogradi principi sfacciatamente marxisti e socialisti con altri  moderni e liberisti.

3)Alcuni MOVIMENTI  ESTREMISTI  EXTRA-PARLAMENTARI  di destra hanno talvolta comportamenti violenti fini a sé stessi. Fanno dell’oltranzismo nazionalista una bandiera, non capendo che oggi vige la collaborazione ed il libero confronto.

4)I  DIPENDENTI  PUBBLICI CHE  ABUSANO  DEL  LORO  LAVORO  PER  PROPAGANDARE  SINGOLE  POSIZIONI  POLITICHE  non meritano alcuna scusante. In particolare mi rivolgo all’ambito scolastico e televisivo. Chiunque ha il diritto di fare proprio il pensiero d’un partito o d’un movimento politico, ciò non toglie l’obbligo morale d’essere imparziali(o comunque bipartisan) soprattutto se si parla di fronte a una telecamera o a una classe di studenti. I vari giornalisti e presentatori TV protagonisti durante la campagna elettorale 2001 di parzialità e ingiustizie politiche, per quanto mi riguarda, hanno già ampiamente dimostrato di non meritare lo spazio che, in parte ancora oggi, ricoprono in RAI. Il servizio pubblico, proprio perché tale, dovrà obbligatoriamente dare spazio a più voci politiche, così da dimostrare un cambiamento di rotta rispetto a ciò che è avvenuto fino a oggi. I vari  Santoro, Biagi e Luttazzi sono avvertiti. La televisione pubblica (e non solo) apre le porte a tutti coloro che fanno informazione in maniera oggettiva o che non usano la satira con fini biecamente politici. Nel momento in cui si saranno redenti, potranno definirsi pronti ad affrontare nuove esperienze televisive.

5) Come gli Italiani hanno avuto modo di vedere, le nostre procure sono piene di GIUDICI  GIUSTIZIALISTI. Uno strumento delicatissimo come quello della giustizia deve essere utilizzato con estrema cura, non commettendo l’errore di attaccare a priori e con fini politici personaggi di potere. Mentre la giustizia retta  a seguito di misfatti si impegna a cercarne i protagonisti , quella deviata ha il demerito di scegliere per prima cosa la vittima e poi, in secondo luogo, associarle un eventuale crimine. Le vicende quotidiane ci hanno assuefatto, facendoci sembrare normale ciò che di normale non ha nulla.

6)I  LEGALIZZATORI   DI  DROGHE  non comprendono le conseguenze drammatiche che questo comporterebbe. Nei paesi in cui è legale acquistare e fare uso di sostanze stupefacenti, il livello di microcriminalità è elevatissimo. Persone di tutte le età sbattute per strada, la necessità di consumare la “dose” quotidiana , la spasmodica ricerca di soldi per allontanare l’eventuale crisi d’astinenza. Senza contare il fatto che, legalizzando le droghe “leggere”, si aprono le strade anche a sostanze ben più pesanti. Quella contro tutte le droghe è una guerra da vincere, costi quel che costi. Le vari comunità per il recupero tossicologico siano l’esempio più lampante per tutti coloro che fanno dell’antiproibizionismo una necessità impellente. Che i Radicali se la smettano con le loro manifestazioni che definire un “elogio alla morte” è un complimento.

7) I  CLADESTINI  IMMIGRATI sono, nella stragrande maggioranza dei casi, criminali che vivono nell’illegalità grazie a prostituzione, droga e furti. Molti altri si umiliano lavando vetri ai semafori o elemosinando. Il Governo Berlusconi ha dato agli immigrati utili alla società (vale a dire quelli che lavorano) la possibilità di regolarizzarsi. Di lavori onesti e legali, magari meno remunerativi di altri, l’Italia è piena. Bisogna vedere quanta è, in certa gente, la reale umiltà e volontà. La richiesta di manodopera, soprattutto al nord, è massiccia. Chi volesse scegliere la strada della legalità, sappia che lo può fare. Basta l’impegno.

Il lavoro nero è una piaga da curare. Gli imprenditori sfruttano lavoratori irregolari poiché, non dovendo pagare i contributi, costano meno di persone regolarmente assunte. Il lavoro sommerso è molto diffuso tra i clandestini onesti dato che questi non hanno punti di riferimento a cui rivolgersi in caso di ingiustizie. Il compito dello Stato è quello di operare maggiori controlli tra le aziende “sospette” e sanzionare drasticamente qualsiasi atteggiamento che vada contro la legge.

8)Per quanto riguarda i  SINDACATI  ANTAGONISTI  , come ho avuto già modo di dire in precedenza, non lavorano per gli interessi dei lavoratori ma hanno e svolgono solo azioni politiche. Spesso sono la causa di rallentamenti produttivi e intralciano quello che è il regolare svolgimento delle trattative tra parti sociali e Governo. Sono semplicemente inutili e controproducenti.

9)Le  ORGANIZZAZIONI  CRIMINALI  ORGANIZZATE  frenano l’economia specialmente nelle zone più disagiate del nostro paese, fanno dell’illegalità una norma e “ricatto” e “morte” sono le parole d’ordine consuetudinarie.

10)Il processo di globalizzazione è in atto da anni. Che significa essere dei “NO-GLOBAL” oggi? Come si vogliono ridurre le ingiustizie sociali nel mondo? E’ necessario inserire le nazioni più povere nel sistema globale, farle partecipare responsabilmente in quella che è la rete di commercio e di ricchezza per antonomasia. Ritengo opportuno che vengano stipulate   norme che mirino ad operare un globalismo economico con fini sociali, incentivando la creazione di ricchezza nei paesi  più poveri. Essere un antiglobalizzatore significa essere contro la modernità, preferire l’arretrato medioevo ad un futuro fatto di commerci, concorrenza e profitti. La povertà d’alcune nazioni è motivata proprio dal fatto che sono poco o male inserite nel processo globalizzante.

Quali sono i primi aggettivi che mi vengono in mente ripensando ad alcune recenti manifestazioni no-global? Incivili, indecorose, violente e strumentalizzate dal mondo politico.

11)Concludo questo capitolo dedicato ai nemici dello Stato parlando delle

PERSONE  ANTIPATRIOTTICHE, vale a dire tutte quelle che non riescono a cogliere il reale valore della Nazione, un concetto di nuova e più ampia importanza. Esaltare l’Italia significa esaltare gli Italiani che, con le loro opere, l’ hanno fatta e la faranno sempre più grande. L’acquisto, se possibile, di merce di provenienza italiana è una conseguenza logica del mio discorso, teso a celebrare le capacità degli italiani in qualsiasi ambito produttivo. Anche pagare le tasse è  uno dei doveri del buon cittadino. La qualità dei servizi che lo Stato offre è direttamente  proporzionata ai soldi che riceve dalle tasse. Che la gente non si lamenti se talvolta  le prestazioni statali  non sono all’altezza o se, a causa di evasioni fiscali massicce, gli onesti cittadini sono costretti a pagare tasse maggiorate. In questo senso, sarebbe compito di alcune persone acquisire il necessario buonsenso che risolverebbe molti problemi a tutti.

  

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CAPITOLO PRECEDENTE: ECONOMIA, LIBERISMO,SINDACATI

CAPITOLO SUCCESSIVO: CONCLUSIONI ED ARRINGA

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Indice  
Premessa  
CAPITOLO PRIMO La Nazione, l’Europa
CAPITOLO SECONDO Lo Stato, il Governo
CAPITOLO TERZO Politica Estera, Forze Armate
CAPITOLO QUARTO La Giustizia
CAPITOLO QUINTO Ordine,Democrazia, Efficienza
CAPITOLO SESTO Economia, Liberismo, Sindacati
CAPITOLO SETTIMO I Nemici dello Stato
Conclusione  
Fonti

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