POLITICA ESTERA e FORZE ARMATE
CAPITOLO TERZO
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Tratto da "La mia Italia" di Michelangelo Carrieri
Viterbo, lì 29/06/2008 13.25
Un grande Stato deve necessariamente attuare una saggia e oculata politica estera . Prima di tutto, comunque, si deve partire da un punto fisso: non si può in alcun modo rispettare i paesi esteri se non dopo aver assicurato alla propria Patria l’attaccamento che merita. Questa non è fredda retorica, bensì fa parte di quelli che sono i doveri morali d’ogni individuo.
Gli Stati Uniti d’Europa sono oramai una realtà. L’Italia, in qualità di uno dei paesi fondatori, deve fare anche in futuro dell’europeismo una bandiera. Il vincolo che ci lega con gli altri stati dell’Unione Europea deve basarsi sulla collaborazione, sul dialogo, sul rispetto. Senza indugio alcuno dobbiamo scagliarci contro eventuali ingiustizie od ingerenze per quanto riguarda le nostre tradizioni e le peculiarità tipicamente nostre. Quando non è al governo, la propaganda sinistroide non fa altro che dipingere l’Italia come un paese bistrattato e maltrattato dai “colleghi” europei. L’ottusità di questa mentalità è in tutto e per tutto definibile come un atteggiamento antipatriottico e autolesionista, e mette in difficoltà il Capo del Governo creando solo ulteriori problemi. Ma forse è questo ciò che vogliono. Capiranno le “opposizioni” del futuro che in momenti così delicati è necessaria la totale unità del paese? Me lo auguro ma, sinceramente, sono dell’idea che finché non cambia certa gente non cambieranno neanche alcuni deprecabili atteggiamenti.
Siamo appena entrati in un’ottica europea e già dobbiamo confrontarci con i nostri principali “avversari” economici. Sto ovviamente parlando degli Stati Uniti d’America. Mi fa semplicemente ridere l’antiamericanismo di certa gente. Sarebbe un bene dare da leggere a queste persone alcuni libri di storia: scoprirebbero, meravigliandosene, che se oggi possono sbraitare e parlare a vanvera lo devono esclusivamente agli Americani, grazie ai quali l’Europa è stata liberata dall’odiato nemico dittatoriale nazista tedesco. Senza contare gli aiuti economici che hanno permesso di ricostruire da zero un apparato produttivo efficiente che ci ha proiettati ai vertici del mondo. Il rapporto con gli Americani deve basarsi sulla lealtà politica e militare, per permettere anche all’Europa e all’Italia di svolgere un ruolo da protagonisti nello scacchiere internazionale. Per quanto concerne l’ambito economico, la giusta concorrenza garantirà benessere e ricchezza a chi più merita.
Incentivare i rapporti con paesi in via di sviluppo non può non essere che un validissimo investimento. In futuro, nazioni che oggi riteniamo sottosviluppate potranno rivelarsi validi partners economici.
La questione mediorientale, che quotidianamente si infiamma e riempie drammaticamente le cronache dei telegiornali, andrà affrontata con delicatezza e, possibilmente, senza dure imposizioni. L’Italia con fermezza dovrà farsi promotrice della creazione d’uno Stato Palestinese. Gli Israeliani necessariamente dovranno compiere dei dietro-front ma, dico, è assurdo pensare che pochi chilometri di terre sono la causa di così tragici eventi.
Sono in molti a collegare la parola “esercito” solo esclusivamente con “guerra”, dandone quindi automaticamente un’accezione negativa. Io vorrei ricordare a lor signori che i nostri soldati (così come quelli di altre nazioni) svolgono operazioni sia di vigilanza che di pace, vale a dire controllare che in seguito di eventi bellici tutto riprenda la giusta via. Ho accolto personalmente in modo positivo l’utilizzo di militari nel meridione d'Italia per soffocare la mafia, lo stesso dicasi delle operazioni in Albania, in Kosovo, nell’ Ex-Jougoslavia e, in ultimo, in Afghanistan ed Iraq. Dobbiamo ringraziare le nostre forze armate per innumerevoli altri meno conosciuti impegni militari poiché è grazie a loro se, faticosamente, si tenta di portare in zone più sfortunate di noi mondo l’ordine e la normalità.
A priori io sono contro la guerra: tuttavia si deve distinguere tra guerra obbligata dagli eventi e sbagliata. Le ingerenze imperialistiche d’un paese forte su un altro più debole sono da deprecare (quando l’Iraq invase il Quwait il mondo intero si impegnò, come è giusto, a favore dello stato sottomesso). Gli sforzi militari finalizzati a riportare l’ordine in un paese in difficoltà sono invece giustificati dal fatto che, nel contesto globale in cui ci troviamo, non si possono assolutamente permettere ingiustizie in nessun luogo del mondo ed è necessario sconfiggerle in qualsiasi maniera. Sottovalutare eventi bellici, seppur distanti, equivarrebbe al sottovalutare la realtà globale nella quale siamo immersi.
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