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LA SCELTA DI SCEGLIERE.

di

 Michelangelo Carrieri

     

Sabaudia, lì 08/03/2008 15.25

Prodi e la sua maggioranza sono implosi, senza l'aiuto o il bisogno di spinte esterne. Hanno fatto tutto da soli, sono riusciti nell'impresa di crollare sotto l'incudine delle differenza che hanno caratterizzato questi 2 anni scarsi di (mal)governo.

Ma com'è possibile? Il Romano nazionale a gennaio blaterava e progettava un futuro ricco di soddisfazioni per il suo governo ed ora, dopo poche settimane, quel castello di carte chiamata sinistra è crollato. La realtà è che lui già prevedeva intimamente quello che sarebbe avvenuto, ma era costretto dalle situazioni a fare buon viso a cattivo gioco. Il gioco della politica, il gioco di chi capisce che non esiste l'uomo di tutte le stagioni, che riesca ad mediare (imporre) tra pensieri politici palesemente opposti l'uno con l'altro. La soluzione che è riuscito a portare avanti per un po' di tempo è stata quella dell'immobilismo, vale a dire il dolce non far niente di fronte all'inattuabilità dei mille progetti scritti sull' enciclopedia del loro programma elettorale (comico).

Il fatto che l'Italia proprio non ne potesse più di vivere quella situazione è dato dal fatto che tutti oggi, anche tra i suoi ex amici, si dipingono diversi dal passato. Incredibile è la situazione che vede Veltroni sorridente sui manifesti col volto simil Jonny Dorelli e con lo sfondo verde, che ricorda moltissimo la satira vignettistica di Forattini, che lo raffigura sempre come un bruco.

Ma oramai è un uomo diverso, gente. Nessuno si ricorda di lui, di quello che ha fatto fino a  ieri, di come ha portato avanti la carretta del Partito Democratico con l'obiettivo unico di farlo sembrare una realtà nuova, diversa dalla macedonia che in realtà rappresenta. Critica Berlusconi ma si limita ad imitarlo, speranzoso che questa legge elettorale determini un pareggio, la necessità quindi delle accennate (e subito affondate) larghe intese. Walter si avvicina a Silvio, tentando di sfilargli via dalle mani quelle bandiere di libertà che fino a ieri la sua sinistra criticava.

No, signori, se mi trovo quotidianamente ad affrontare disquisizioni politiche di alta e bassa lega è solo per creare un fosso tra il mio pensiero e quello della controparte. Chi vince governa, chi perde all'angolo, in attesa di tempi migliori. Il governo Prodi ha avuto al possibilità di ripetere il granitico quinquennio berlusconiano: non ce l'ha fatta.  Veltroni ha fatto una scelta saggia, vale a dire quella di dire "o in noi, o altrove". I piccoli partiti sinistrorsi hanno fatto scelte di coerenza, dato che rappresentavano oramai i tentacoli di rifondazione: hanno colto l'occasione per riunirsi in questa "Sinistra Arcobaleno". Bel nome, che quasi conquisterebbe il mio voto se non fosse sono persone abituate a dire sempre e solo "no" e quest' abitudine (l'esperienza insegna) quando si governa non torna utile.

Ferrando col suo partitello iper-stra-gran-stalin-labor comunista correrà da solo e felice, come la stessa cosa stanno facendo i socialisti di Boselli. Per loro la possibilità di avere una sparuta rappresentanza in parlamento è quasi nulla.

Al centro la Rosa Bianca di Casini e Follini difficilmente riuscirà in qualche obiettivo reale, se non quello di rendere meno semplice la vita a Silvio Berlusconi, almeno in senato. Col 6 o 7% non può ambire a molto: può solleticare ma non certo graffiare. Chi parla di voto "utile" lo fa per sottolineare che oltre il Partito Democratico e il Popolo della Libertà non c'è nessuno in grado d'essere incisivo. Votare le forze piccole serve solo a destabilizzare un'alternanza che ha una sua logica. Il sogno di queste piccole realtà partitiche è quello di essere determinanti o "utili" magari per il prossimo governo o in momenti  di crisi. Ora, mi domando, è questa la giusta premessa con cui accettare di salire sul ring della campagna elettorale? A voi la scontata risposta.

La Destra è un movimento che definisco (a mio modo e con le mie personalissime ragioni) "simpatico". Pur decidendo di non entrare a far parte del centrodestra ha avuto nella coerenza un obbiettivo da raggiungere e raggiunto. Ha cortesemente negato a Silvio l'apparentamento col Popolo della Libertà e ha deciso di andare avanti in solitaria, contro tutto e tutti. Sarebbe stato effettivamente ingiustificabile da parte di Storace entrare a far parte di un partito in cui erano presenti i vecchi fratelli coltelli d'Alleanza Nazionale (quelli tranquilli, per intenderci).

E in ultimo parlo di Silvio Berlusconi.

Straordinario «annusatore» del mercato, ama dire che sa farsi «concavo e convesso». Un prodotto non va più? Lo cambia. Con una rapidità di decisione che gli altri politici italiani se la sognano. Ed è lì la chiave per capire le ultime svolte. Ha avuto ufficialmente fine l'era dei sogni. Ci aveva giocato per anni, sul tema. Non solo nel messaggio con cui segnò il suo ingresso in politica, ma anche nelle seguenti campagne elettorali. Oggi la situazione è cambiata e non ci è più possibile sognare: possiamo limitarci a sperare nel buon senso degli italiani, nelle cabine elettorali.

Silvio Berlusconi è un uomo stanco, appare quasi svogliato di fronte alla mole di fatica che questa campagna elettorale gli sta riservando. Non riesce a concepire il perchè, non riesce a dare un senso a quello che sta facendo in quanto, da uomo pratico quale è, dà per scontato che dopo i 2 anni di Prodi la gente permetterà il ripetersi di altri fallimenti. Quindi l'iniziale ritmo forsennato del Partito Democratico è solo da vedersi come una situazione di stallo tra le file del Popolo della Libertà.

La campagna elettorale sarà lunga e non si deve assolutamente dare nulla per scontato. Ora che le strategie e le alleanze sono sancite, serve solo qualcuno che spari in alto e  dica "Via!" .

 

 

 
 
 
 

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