ALEMANNO E' IL NUOVO SINDACO DI ROMA
Piangono i poteri forti ed i "giochi" faticosamente costruiti i anni e anni di duro lavoro del tandem Rutelli-Rutelli-Veltroni-Veltroni
domenica 04 maggio 2008

Avete idea di quanti soldi ballino
intorno al piano regolatore di una città come Roma? Trenta
miliardi d’euro a dir poco, cioè sessantamila miliardi di
vecchie lire, l’ammontare di un’intera finanziaria. È un mare di
soldi, sul quale galleggia la piattaforma petrolifera della
premiata ditta Veltroni & Rutelli. Un mare irrobustito dal fiume
di spesa del bilancio comunale, quattro miliardi e mezzo d’euro
all’anno, sgorganti dai trasferimenti dello Stato, le tasse
cittadine, le sovvenzioni pubbliche alla capitale e le multe che
i due sindaci del Pd han sempre più utilizzato come strumento
per spremer le tasche dei loro amministrati. Col fiume e col
mare, in 13 anni di permanenza sul Campidoglio Rutelli e
Veltroni hanno alimentato una poderosa struttura di potere,
hanno intrecciato una rete, anzi un groviglio di interessi che
tiene insieme costruttori e industriali, banchieri e
intellettuali, attori e volontariato, sindacati e corporazioni.
Vista la montagna d’oro su cui poggia il piano regolatore, si
comprende perché Veltroni ne abbia atteso l’approvazione
definitiva, prima di dimettersi da sindaco per correre candidato
premier. O volevate lasciare l’ultima parola sul piano
regolatore al commissario? Tant’è che i progetti accontentavano
i costruttori romani, meno Caltagirone che vedeva troppo
favoriti i fratelli Toti, suoi avversari. La notte prima degli
esami finali, il sindaco uscente ha tolto un poco ai fratelli -
che han regalato un teatro a Villa Borghese, dedicato al padre -
per dare all’altro, facendo così felici tutti. Perché il
Campidoglio olivetano è sempre stato amico di ogni costruttore
romano, anche dei Santarelli, di Parnasi, di Bonifaci. Prima del
piano regolatore, a colpi di «varianti» Roma s’era già
ingentilita di oltre 11 milioni di metri cubi, una valanga di
cemento. E di soldi.
«Palazzinari», li chiamano a Roma, anche se tiran su grattacieli
e intere città. Lavorano, e grati son pronti a ricambiare con
attenzioni, assunzioni, amicizia e disponibilità. Come mai
l’unico quotidiano di centrodestra della capitale menava
fendenti su Prodi e il governo di centrosinistra senza pietà, ma
risparmiava il sindaco, anzi lo coccolava come ha sempre fatto
la concorrenza? Veltroni è un mago della comunicazione,
quand’era vicepremier dieci anni fa riuscì a soppiantare in Rai
i dalemiani coi suoi, figurarsi le pagine di cronaca romana dei
giornali amici. Come gli è riuscito il miracolo anche coi
giornali avversari o indipendenti? Casualmente, i due quotidiani
della capitale appartengono a costruttori.
È la continuità che lega e conserva il potere, generando il
rosario Rutelli, Rutelli, Veltroni, Veltroni, Rutelli. Gianni
Borgna passerà alla storia come l’assessore più longevo, ha
retto la Cultura con ambedue i sindaci. Così Goffredo Bettini
del resto, che ha innalzato, in verità senza successo, il
«modello Roma» sullo scenario nazionale. Tra effimero, notti
bianche e feste del cinema, i due sindaci sono arrivati a
spararsi ogni anno una media di 60 milioni d’euro. In politiche
per la sicurezza e per quelle giovanili, Roma spende un misero e
complessivo milione all’anno, mentre al recupero delle
sconfinate periferie son destinati 12 milioni all’anno. Volete
mettere le feste e il cinema con gli scippi e i balordi delle
bidonville? Spendere in cultura e spettacoli rallegra produttori
e autori di cinema e tivù, lega al proprio carro il generone
romano, le tribù delle terrazze, attori, nani e ballerine.
Si parla dell’immondizia di Napoli, ma a Roma la raccolta
differenziata non è mai decollata, dal 7% lasciato da Rutelli
nel 2001 s’è fermata al 18% di Veltroni. Non sarà forse perché
il proprietario della discarica di Malagrotta era socio del
Consorzio Trattamento Rifiuti al 49% e con l’Ama, nettezza
urbana, al 51%? Discariche e raccolta differenziata non vanno
d’accordo, l’incompatibilità è stata riconosciuta col nuovo
millennio, ma gli usi e costumi non son cambiati. Quanto siano
bravi in Campidoglio a far gli interessi cittadini, lo dice in
lastra di bronzo la privatizzazione della Centrale del latte
sotto il segno di Rutelli nel ’97: venduta alla Cirio di
Cragnotti per 80 miliardi di lire, da questi rivenduta dopo
pochi mesi alla Parmalat di Tanzi per 180.
Stupidi, ingenui in affari? Non si direbbe, guardando l’incastro
di scatole cinesi messo insieme, una catena di matrimoni
d’interesse a stringer legami con ogni potentato. Era il
rifondarolo Smeriglio, in tempi non sospetti, a definire le
circa 70 aziende partecipate «carrozzoni che servono a coltivare
rapporti coi poteri forti e a procurare consensi», non il
consigliere d’opposizione Rampelli. Tant’è che Chicco Testa ,
l’ambientalista più sveglio di ogni altro verde, passato dalla
presidenza Acea (acqua e luce) a quella di Roma metropolitane,
conservava ben 13 poltrone in altrettanti cda di organismi
pubblici e privati, tra cui Ras (assicurazioni) e Telit
(telefonini israeliani). Fabiano Fabiani, colonna storica
dell’Iri, presidente dell’Acea e presente nel cda di Suez
Enviroment, ha perso il posto in Rai assegnatogli da Prodi e
Padoa-Schioppa solo per sentenza del Consiglio di Stato che ha
reintegrato Petroni. Ai vertici delle aziende di trasporto ci
sono ex sindacalisti, Raffaele Morese dalla Cisl, Fulvio Vento e
Stefano Bianchi dalla Cgil. Vincenzo Gagliani Caputo, segretario
generale del Comune, sta nel consiglio di amministrazione o nel
collegio dei sindaci di Roma metropolitane, Assicurazioni di
Roma e Car S.c.p.A. Luigi Spaventa, ex ministro di Ciampi, sta
nel cda dell’Acea ma è presidente di Sator group che s’occupa
anch’essa di acqua ed elettricità. Paolo Cuccia, amico di
Rutelli e ai vertici di Eur spa, è stato vicepresidente di
Capitalia e dirigente di Abn Amro Italia. Luigi Abete presidente
della Bnl e Alessandro Profumo dell’Unicredit, sono amici e
sostenitori dichiarati.
Se domani sera Rutelli dovesse scoprirsi nuovamente e ancora
sindaco di Roma, dovrà riconoscerne gran parte del merito a
questa robusta rete consolidata in 13 anni. Pur se a discapito
delle buche sull’asfalto, i tombini intasati, le vecchine
scippate.
da QUOTIDIANO IL GIORNALE
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