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CON CALMA E A RAGIONE, PER UNA NUOVA DESTRA.

di

 Michelangelo Carrieri

     

Viterbo, lì 02/12/2007 14.55

Il gesto di Silvio Berlusconi ha sorpreso solo chi non ha imparato a conoscerlo attraverso le sue azioni.

Odiando lo stantio, il superato e l’immobilismo ha ritenuto opportuno voltare pagina e chiudere il capitolo della Casa delle Libertà per aprirne uno nuovo, diverso. Un inedito movimento da porre al centro della nuova coalizione di centro-destra, unica risposta al Partito Democratico, solo interlocutore dell’elettore moderato, liberale ed anticomunista. Un nuovo progetto che spazzi via il partitismo dilagante e logorante che, nonostante gli sforzi, vince sempre e comunque.

Un nuovo partito contro il partitismo? La risposta è da ricercarsi nel medio-lungo termine, quando i risvolti della scelta berlusconiana si rivolteranno contro gli attuali detrattori del Cavaliere.

Dando l’addio alla Casa delle Libertà ha lasciato “svincolati” l’Alleanza Nazionale di Fini e l’Udc di Cesa, anche se questi ultimi avevano già compiuto molti passi indietro. Dopo la creazione da parte dell’ex colonnello Storace del partito “La Destra”, risulta evidente che attualmente il partito maggiormente in difficoltà è Alleanza Nazionale, il cui elettorato è in parte corroso dall’arrembanza di Berlusconi ed in parte dal troncone “Destra Sociale” che, quasi in blocco, è stato l’elemento costituente del neopartito storacista. Fini, nella complessità della situazione che vive il suo partito in questo momento, si ritrova in mano un partito dal 7-8%: un balzo indietro di 13 anni, dunque. Un partito all’angolo, privo di reali vincolo con altri partiti (eccetto qualche accenno d’intesa con l’Udc).

Dal canto loro, gli ex (?) democristiani devono preoccuparsi a non perdersi troppi consensi. Giovanardi infatti ha lasciato intuire d’aver apprezzato il colpo di teatro e l’idea berlusconiana: come si concretizzerà questo apprezzamento lo vedremo presto.

Nei discorsi da bar di questi giorni sento chi definisce Silvio Berlusconi un uomo mai come oggi politicamente solo: questa è solo ignoranza. Il sondaggio non di parte piu’ recente attesta il neopartito tra il 33 ed il 35%, senza contare il supporto esterno di partiti come la Lega  di Umberto Bossi, la Democrazia Cristiana di Rotondi, La Destra di Storace ed altri singoli esponenti che, gli eventi saranno chiarificatori, trascineranno nuovi consensi verso il progetto berlusconiana. Oltre al già citato Giovanardi alludo ad esempio a Capezzone (il radicale deluso dal governo) e a Dini (fondamentale pedina su cui puntare, dato che attualmente il partito dell’ex ministro del primo governo Berlusconi fornisce i numeri a questa maggioranza per galleggiare nell’ignoto).La svolta berlusconiana ha sortito altri effetti anche fuori dalle mura del centrodestra.

L’attuale frammentazione della Casa delle Libertà non obbliga piu’ la macedonia dei partiti di sinistra a stare uniti. Leggendo tra le righe, gli attuali vertici di rifondazione Comunista, dei Verdi e dei Comunisti Italiani (oltre che un buon numeri di ex diessini) ha nel calderone una “Cosa Rossa” che potrebbe avere dopo i recenti eventi un’accelerata marcata.

Ecco che l’ulteriore frammentazione porterebbe tuttavia ad un’evoluzione coercitiva attorno a centri di attrazione chiaramente polarizzati dal punto di vista politico. Ben venga, mi vien da dire.

A partire da sinistra avremo ora l’appena citata “Cosa Rossa” (al 10 % dei consensi circa), il Partito Democratico (circa al 35%), una sorta di unione di centro (con Mastella, Follini e Cesa, indicativamente al 6%), il neoprogetto di Berlusconi e gli altri partiti alleati (al 40% circa) ed in ultimo alleanza Nazionale ed i partiti d’estrema destra (circa al 10% rimanente, dando tuttavia per scontato che il partiti di Fini non avrà mai intenzione di coalizzarsi con neofascisti).

Silvio Berlusconi è intimamente convinto che a livello nazionale i suoi “vecchi” alleati non potranno mai fare a meno del peso elettorale del nuovo Partito della Libertà (o Popolo della Libertà, si vedrà in seno alla costituente di gennaio dell’anno prossimo). L’ex premier ha infatti intenzione di fare un accordo con il Partito Democratico di Veltroni riguardo la legge elettorale. L’obbiettivo è un sistema proporzionale con lo sbarramento all’ 8%, per spazzare via dall’emiciclo parlamentare tutte quelle forze (che forze non sono) che rappresentano in ogni legislatura la spada di Damocle di questo o quel governo.

In definitiva, la scelta di Silvio Berlusconi è la negazione al compromesso (essenza della politica), è un incentivo a gettar le carte in tavola e ad avere una coerenza politica che, fino ad ora, per cause di forza maggiore riconducibili alla logica bipolare, non si è certo palesata. Il nostro era un bipolarismo camuffato, le coalizioni erano 2 contenitori nei quali venivano parcheggiati i partiti in attesa che questi ultimi avanzassero pretese o ultimatum. L’attuale ventata di novità è uno schiaffo alle coalizioni, un incentivo a raggiungere una “partitocrazia regolata”.

Certamente l’attuale è una situazione interlocutoria che avrà termine, probabilmente solo quando Veltroni terminerà il suo impegno da sindaco di Roma.

In quel momento anche le forze del centrosinistra imploderanno e difficilmente si potrà tornare indietro.

 

 

 
 
 
 

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