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NEWS FROM THE WORLD - PARLAPERTE.comTogliattiTogliatti è stato il fondatore del Pci moderno e dalla sua "scuola"provengono numerosi leader ed esponenti dell'attuale centrosinistra. Egli è stato uno dei personaggi più oscuri del comunismo italiano. Collaboratore di Stalin, ha aiutato i titini nella pulizia etnica in Dalmazia, ed ha coperto con il suo propagandismo numerosi crimini partigiani e comunisti. Nonostante ciò numerose piazze e strade d'Italia portano il vergognoso nome di questa persona, corresponsabile delle foibe e della scomparsa di decine di migliaia di soldati italiani dell'Armir nei campi di concentramento sovietici. Nato a Genova nel 1883, da una famiglia piccolo borghese, laureato in giurisprudenza, si iscrisse al Psi nel 1914, per uscirne allo scoppio della Prima guerra mondiale. Schieratosi a favore della guerra, che vedeva come una IV guerra d'indipendenza nazionale, nel 1918 rientrò nella sinistra del Psi. Togliatti si avvicina al gruppo torinese di “Ordine Nuovo” il cui fondatore fu Antonio Gtramsci e, al congresso del PSI di Livorno del 1921, fonda, con lo stesso Gramsci, Angelo Tasca, Umberto Terraccini, Camilla Ravera ed Amadeo Bordiga il Partito Comunista d’Italia sposando le tesi leniniste che avevano ispirato la Rivoluzione d’Ottobre del 1917. Nel 1927 diventa segretario del partito comunista, carica che ricoprira per 36 anni, fino alla sua morte nel 1964. Durante il periodo fascista riparo' in Unione Sovietica dove assistette e collaborò alle terribili purghe staliniane. Dopo il 25 luglio del 1943 rientrò in Italia, ove, riorganizzato il partito e con la "svolta di Salerno" scese a compromesso con gli altri partiti antifascisti e gli angloamericani, e collaborò alla lotta collaborazionista contro la Rsi. Le Brigate comuniste Garibaldi compirono crimini terribili sopratutto alla fine della guerra. Egli fece del Pci nel secondo dopoguerra un partito di massa in grado di metabolizzare ed interpretare le richieste e le esigenze del corpo sociale e del corpo elettorale, oltre che una terribile macchina burocratica da guerra politica, con una base militante agguerrita ed eversiva. Togliatti fu uno dei padri dell'attuale costituzione repubblicana; di derivazione sua e del suo partito è l'impronta progressista della nostra carta fondamentale. Togliatti cercò il dialogo con il principale partito di maggioranza la Democrazia Cristiana e cercò di attirare nella propria area numerosi giovani che provenivano dalle file della Rsi. Suo il provvedimento di amnistia generale del 1946 in qualità di Ministro di Grazia e giustizia. Nella primavera del 1947 si ebbe la rottura dell'unità antifascista il Pci fu definitivamente estromesso dal governo del nostro paese, avvicinandosi ulteriormente all'Urss, a Stalin e proponendo per l'Italia un modello di democrazia popolare. Nella tarda mattinata del 14 luglio 1948, il segretario del Partito comunista italiano Palmiro Togliatti veniva colpito nell'atrio di via della Missione, a pochi passi da Montecitorio, da tre colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata dal giovane Andrea Pallante. L'attentato fu utilizzato dalla direzione del Pci per far esplodere un'insurrezzione "popolare". Tutte le sezioni del partito vennero mobilitate; le piazze si riempirono di facinorosi rivoluzionari comunisti. Fu la determinazione del ministro degli interni Scelba a salvare il nostro paese da un colpo di stato rosso. Togliatti si salvò; il bilancio dei tumulti di piazza fu di 14 morti, 204 feriti e centinaia di arrestati. Nelle elezioni dell'aprile dello stesso anno il Pci subì una grande disfatta. Si inaugurò il periodo del centrismo. Dopo il 1953 la formula centrista entrò in crisi e De Gasperi si ritirò dalla politica: ci si avviò lentamente verso il centro-sinistra di cui Togliatti vedrà solo la fase embrionale. Infatti egli morirà nell'agosto del 1964 in Urss colto da un infarto. Resta comunque il giudizio negativo della storia e del popolo italiano su quest'uomo, reo di collaborazionismo con forze estere antinazionali e nemiche, oltre che esponente di un partito anti-italiano e fondatore di una scuola politica subdola e facinorosa.BerlinguerEnrico Berlinguer, cugino di Francesco Cossiga, nacque nel 1922 a Sassari da una famiglia arisotcratica antifascista. Il padre fu esponente dapprima dell'Unione nazionale democratica di Amendola, poi del Partito D'Azione e infine del Partito Socialista Italiano. A 14 anni entrò in modo clandestino nel Partito Comunista Italiano, e trampolino di lancio della sua carriera fu l'incontro e la conoscenza di Togliatti. Iniziò la sua carriera come dirigente locale, per poi approdare al Parlamento nazionale, ed infine diventare uno dei dirigenti di vertice del partito. Nominato coordinatore del partito, durante la segreteria Longo divenne il numero due del Pci, di cui assunse la guida definitiva nel 1972, con la sua elezione a segretario. Iniziò subito un nuovo corso per la politica comunista pur mantenendo una forte continuità nelle tradizioni e nei comportamenti. Di formazione togliattana, Berlinguer cercò di sdoganare il Pci dal proprio isolamento politico, avviando un processo di avvicinamento alle forze cattoliche e democratiche, che porterà al compromesso storico. Egli cercò una commistione con le aree più sociali dell'area cattolica, intrattiene buoni rapporti con la Chiesa Romana, dopo anni di gelo, fece candidare nel pci esponenti cattolici. Berlinguer creava così una delle più pericolose correnti ideologiche: il cattocomunismo, un ideologia che univa "solidarietà" ad "egualitarismo", "pacifismo" a "politicaly correct", falso buonismo ai germi del mondialismo. Berlinguer avvicinò il proprio partito alle forze socialdemocratiche e laburiste europee; avviò un processo di distaccamento dall'Urss, condannando le violenze compiute dai sovietici in occasione della "Primavera di Praga", teorizzò l'eurocomunismo. Promosse (tuttavia in contrasto con il sistema degli allora vigenti regimi comunisti) anche una questione morale sull'eccessivo peso dei partiti nelle istituzioni e nelle decisioni politico-istituzionali. Morì nel 1984; ai suoi funerali parteciparono oltre un milione di persone; Sotto la sua segreteria il Pci raggiunse il massimo storico alle elezioni politiche nazionali, diventando un partito protagonista della politica nazionale. Di lui Sandro Curzi ha scritto: “Invece aveva ragione, non suggeriva alcun cilicio agli italiani e alla società moderna, e nemmeno voleva che qualcuno si spogliasse dei propri beni. Invitava piuttosto a riflettere sulla limitatezza complessiva delle risorse, a trovare una misura nel consumo: misura morale prima ancora che economica”.D'AlemaNato a Roma nel 1949, sposato con Linda Giuva, Massimo D'alema si è iscritto alla Fgci all'età di 14 anni, e al Pci nel 1968, nel periodo della rivolta universitaria. Nel 1975 diviene segretario della Fgci di Genova e collabora a Rinascita, L'Unità e Città Futura. Al XV Congresso del Pci entra a far parte del Comitato centrale. Nel 1983 è Segretario regionale della Puglia. Al XVI Congresso viene riconfermato nel Comitato centrale e nominato membro della Direzione del partito. Al XVII Congresso (1986) viene riconfermato sia nel Comitato centrale che nella Direzione ed entra a far parte della Segreteria. Nel 1987, viene eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nella circoscrizione di Lecce-Brindisi-Taranto. Dal 1988 al 1990 dirige il quotidiano l'Unità. Nell'89 sostiene e aderisce alla svolta politica operata da Achille Occhetto; diventa coordinatore del neonato Pds, il partito post-comunista italiano. Nel 1992 è rieletto deputato nella propria circoscrizione pugliese. Nel marzo 1994 si é candidato alle elezioni politiche nel collegio n. 11 della Puglia riconfermandosi deputato. Nel frattempo Forza Italia e il Polo della libertà (Msi-an e Ccd), con la Lega Nord di Bossi danno vita al primo governo Berlusconi che tuttavia durerà pochi mesi. Il Pds esce sconfitto come partito e coalizione dalle elezioni (accuserà un calo dei consensi dell' 1,2%). Achille Occhetto, diventato il capro espiatorio della sconfitta elettorale e abbandonato dai suoi alleati interni, si dimette: si apre la corsa alla successione; la scelta cade su Massimo D'Alema, punto di equilibrio tra le varie anime del Pds. A sfidarlo nella lotta per la leadership è Walter Veltroni, leader dell'area liberale del partito; nonostante i sondaggi lo dessero perdente il congresso gli tributa 249 voti contro i 147 di Veltroni. D'Alema è il nuovo segretario del Pds. Nel 1996 la coalizione dell'Ulivo guidata da Prodi vince le elezioni; il Pds si conferma primo partito della coalizione di maggioranza. D'Alema avvia una trasformazione del partito in senso socialista. Il Pds diventa Ds (Democratici di sinistra), viene eliminato dal simbolo la falce e il martello; I Ds aderiscono al Partito Socialista Europeo. Nel 1998 con un colpo di mano interno Prodi è costretto a dimettersi; D'Alema è il nuovo presidente del Consiglio; Il suo governo sarà deludente e semiautoritario; D'Alema diverrà in breve tempo uomo di fiducia dei grandi industriali italiani (Agnelli, De Benedetti, Benetton, ecc); la sua politica deluderà la stessa sinistra. Nel 1999 D'Alema vara il suo governo bis, facendo un rimpasto interno nella speranza di recuperare consensi. Tuttavia alle elezioni regionali della primavera del 2001 il suo partito e la sua coalizione subiscono una caporetto. D'Alema si dimette da Presidente del Consiglio; gli succede Amato. Nel frattempo segretario dei Ds era divenuto Veltroni; D'Alema assume il titolo onorario di Presidente dei Ds. Alle elezioni politiche del 2001 l'Ulivo viene sconfitto dal centrodestra; i Ds scendono al loro minimo storico; è bufera. Veltroni eletto sindaco di roma si dimette da segretario; si apre una lunga lotta per la successione. A confrontarsi sono Morando; Berlinguer appoggiato dai veltroniani e dall'area liberal-ulivista del partito; Fassino appoggiato dal potente D'Alema e da Amato, portatori di una linea socialdemocratica europea. |
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