RENATO BRUNETTA, AVANTI COSI'!
di
Sabaudia, lì 08/06/2008 16.50
Fannulloni. La parola chiave di questo scorcio di legislatura. Da dipendente pubblico quale sono inorridisco di fronte ad alcuni aspetti che contraddistinguono la Pubblica Amministrazione. Oltre alla quasi totale mancanza di meritocrazia, ciò che mi fa pensare è quello slancio di “invicibilità” che coglie qualche dipendente nel momento in cui entra a far parte con un contratto a tempo indeterminato nel magico mondo del pubblico impiego. Sia chiaro, e questo lo sottolineo subito per evitare d’essere oggetto di critiche generaliste, quello che sto dicendo riguarda solo alcuni elementi (una minoranza in verità), ma innegabilmente pur sempre presenti.
Il fatto che questo governo si stia impegnando a combattere questo “cancro” è la notizia che sicuramente dovrebbe far sorridere la cittadinanza, dato che questa gente viene pagata coi soldi dei contribuenti. La rimozione dei “fannulloni” determinerebbe molteplici risvolti positivi, tra cui una migliore efficienza della macchina pubblica, già per sua natura colma di ingranaggi che ne rallentano il moto, rendendolo lento e svogliato.
Lo Stato ha il dovere morale di curare gli interessi di chi lavora al proprio servizio, ma ciò deve avvenire in maniera meritocratica. Nulla è dovuto a nessuno, se non il rispetto dei diritti e dei doveri dei contratti.
Quello che è successo fino ad oggi è invero deprimente. Anche laddove lo Stato era riuscito ad individuare quegli ingranaggi inoperativi (anche magari per effettiva inutilità della stessa figura professionale) i tentacoli del sindacato e della magistratura erano riusciti a levare d’impaccio il lavoratore che, sentenza dopo sentenza, ha preso atto della propria situazione di salariato tutelato, salvato, soccorso e assistito.
Oggi la svolta. Oltre ai “fannulloni”, cioè quei lavoratori, presenti sul posto di lavoro, ma con un rendimento scarso o nullo, si parla anche degli “assenteisti”. Contro di essi si schiera il Ministro Brunetta, con la piena condivisione di Pietro Ichino, uno dei massimi esperti di diritto del lavoro, ex parlamentare del PCI. Fu tra i primi a proporre di licenziare i “fannulloni”. Sembra che i tempi siano maturi per voltar pagina.
Quando le riforme sono condivise son più facili da far “digerire” alla gente, che non le vede come un’imposizione monocolore di un partito o di una maggioranza.
Ma sapete quale è la novità? Non occorrono nuove leggi: il licenziamento dei fannulloni è già previsto dalla normativa in vigore. E’ sufficiente intervenire sull’organizzazione dell’apparato burocratico dello Stato. E’ necessario conoscere il carico di lavoro di ogni singolo ufficio e in base ad esso riassegnare il personale necessario: così facendo si evita che vengano considerati “fannulloni” anche quei dipendenti che non lavorano perchè non hanno nulla da fare. Ora gli attuali incentivi sono erogati se gli obiettivi prefissati sono raggiunti dall’intera struttura operativa e quindi sono corrisposti a cascata, a tutti i dipendenti. Non si fa distinzione fra chi lavora e chi non lavora.
E fondamentale tuttavia che eventuali “selezioni” riguardanti le valutazioni individali non siano inquinate: parlo della questione dell'autonomia decisionale, soprattutto in rapporto agli apparati gerarchici politici.
Senza contare anche la responsabilità reale dell’eventuale nullafacenza di un lavoratore (potenziale, ma inoperativo): in relazione al risultato individuale infatti non è da confondere tra quanto è causato da vizi individuali (pigrizia) e quanto, al contrario, da difetti collettivi (disorganizzazione della struttura).
In definitiva è necessario introdurre dei sistemi di misurazione dell’efficienza ed efficacia tesi a rilevare anche la produttività dei singoli, magari in relazione alla mansioni ed al lavoro che dovrebbe svolgere l’ufficio in cui prestano il loro servizio. Non è semplice, è vero, ma è molto meno difficile di come molti pessimisti pensano.
La voglia di far bene del Governo e di Renato Brunetta mi ispira fiducia, io sono tra gli ottimisti.
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