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salvare alitalia e malpensa

     

E ancora: «Tremonti ministro dell'economia. Carfagna forse capolista in campania» Berlusconi: «Salvare Alitalia e Malpensa» «Veltroni dovrebbe temermi. Io mi impegnerò a non ripresentarmi più»

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centralinista

ROMA - Si dice convinto della vittoria elettorale, visto che «abbiamo 10 punti di vantaggio sul Pd». Apre a un confronto televisivo con Walter Veltroni, precisando però che l'ex sindaco di Roma dovrebbe esserne «terrorizzato». E si dice pronto a siglare un «nuovo contratto con gli italiani». Ospite di SkyTg24, Silvio Berlusconi ribadisce le linee principali del suo programma di governo: «Riapertura dei cantieri e proseguimento dei lavori delle grandi opere iniziate nei cinque anni del nostro precedente governo; provvedimenti fiscali tra cui alcuni in favore delle famiglie; la detassazione degli straordinari; il pagamento dell'Iva non all'emissione della fattura ma alla ricezione del pagamento della fattura stessa; l'abolizione della tassa di successione». Il leader del Pdl specifica, dopo l'intervento in tv, che metterà «una clausola particolare con i punti che vogliamo realizzare e mi impegnerò a non ripresentarmi più. Poi adesso c'è anche l'età - aggiunge - ed è una clausola molto facile da rispettare: ma ho l'intenzione di rispettare tutti i punti anche perché dovremmo avere una maggioranza più coesa dell'altra volta».

ALITALIA - Tra i temi affrontati da Berlusconi, c'è anche il nodo Alitalia. «Il nostro Paese non dovrebbe privarsi di una compagnia di bandiera» spiega l'ex premier. «Alitalia deve restare italiana. È inaccettabile penalizzare l'hub di Malpensa in caso di cessione della compagnia aerea». Come procedere, allora? «Penso che potrebbe intervenire una cordata di imprenditori italiani. Non è possibile che un hub come Malpensa debba essere privato del 72% dei voli - aggiunge il Cavaliere - e che debba andare incontro ad una perdita di 1 miliardo o addirittura di due contro due-trecento milioni di Alitalia. Un Paese deve saper sopportare le perdite di certe aziende».

LISTE - Berlusconi affronta poi il tema della campagna elettorale. «Il vantaggio è rimasto quello che era - assicura, smentendo le cifre sulla rimonta del Pd ribadite da Veltroni - noi abbiamo circa 10 punti più del Pd. Siamo al 45 per cento e loro al 35 per cento». Al momento, non è ancora chiaro se i leader dei due principali partiti si confronteranno in tv: «Se fossi in Veltroni avrei terrore a confrontarmi con me in televisione - ironizza il Cavaliere -. Io comunque sono disponibilissimo». Non manca una stoccata a Massimo D'Alema, capolista del Partito democratico in Campania: «Dimostrano di voler continuare con l'archeologia, visto che D'Alema fa politica da 45 anni». Il Pdl, in Campania, «probabilmente candiderà invece Mara Carfagna come capolista». Ed è ipotizzabile una candidatura di Antonio D'Amato (ex presidente di Confindustria)? «Se sarà dei nostri saremmo felici, con lui abbiamo lavorato molto bene», risponde l'ex premier. E Mastella? «È successo che i sondaggi hanno dimostrato che con lui avremmo perso dall'8 al 12%».

UDC - Berlusconi ribadisce ancora una volta che «dare il voto a un piccolo partito del centrodestra significa togliere un voto al Pdl e darlo a Veltroni», ma apre a un'eventuale collaborazione con l'Udc di Pier Ferdinando Casini dopo le elezioni: «Chiunque converga sul nostro programma e dia una mano per l'approvazione dei provvedimenti della nostra maggioranza sarà benvenuto: non abbiamo preclusioni».

CONFINDUSTRIA - A proposito dei «10 punti di Confindustria», un vero e proprio decalogo per il prossimo governo presentato dagli industriali, l'ex premier risponde che «non ce n'è uno che non sia ricompreso nel nostro programma». E poi annuncia: «Giulio Tremonti sarà il nostro ministro dell'Economia»

MORTI SUL LAVORI - All'indomani della strage di Molfetta, Berlusconi garantisce inoltre il sostegno del proprio partito a eventuali misure decise dal governo Prodi: «Bisognerebbe prendere immediatamente dei provvedimenti: se questo governo che gestisce l'ordinaria amministrazione decidesse di prenderli, noi aggiungeremmo il nostro consenso a quello dell'esecutivo». Sul tema lavoro, il Cavaliere afferma che, a suo avviso, «bisognerebbe cambiare tutto lo statuto con regole nuove e più moderne».

da QUOTIDIANO CORRIERE DELLA SERA

 

 
 
 

 

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