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SPAGNA, AL POSTO SUO

di

 Michelangelo Carrieri

     

Sabaudia, lì 24/05/2008 19.09

Nella settimana del primo consiglio dei ministri di questo quarto governo targato Silvio Berlusconi, avrei potuto parlare diffusamente delle mosse finalizzate alla stretta contro clandestinità e delinquenza o, ancor di più, del taglio dell’ICI, della defiscalizzazione degli straordinari (per i lavoratori privati), delle soluzioni al problema dell’immondizia napoletana o di tutte le corbellerie che il fantomatico governo “ombra” di Veltroni è riuscito a dire. Non lo faccio.

Vorrei invece concentrarmi su quello che sta avvenendo in Spagna.

Parlo chiaramente di tutti quegli attacchi gratuiti che quasi quotidianamente stanno creando problemi alle diplomazie dei due paesi mediterranei.

Tutto è iniziato quando il vice presidente e portavoce del governo di José Luis Rodriguez Zapatero, Maria Teresa Fernandez de la Vega, aveva scatenato una mini-crisi tra Spagna e Italia, sottolineando che la politica d’immigrazione in Italia poteva incitare al «razzismo e alla xenofobia». Zapatero aveva risolto questo «malinteso» spiegando che De la Vega faceva in realtà riferimento agli atti di violenza avvenuti mercoledì a Napoli dove due campi rom erano stati incendiati e non aveva criticato direttamente il governo italiano. Caso chiuso? Ma neanche per sogno! Il ministro del Lavoro e dell’Immigrazione è tornato successivamente alla carica sottolineando che è necessario «rispettare i diritti umani» quando si lotta contro l’immigrazione clandestina.

Intanto il presidente dei senatori del Popolo della Libertà Maurizio Gasparri ha con parole perentorie ammonito l’atteggiamento di lassismo del premier spagnolo: “Bisognerà che qualcuno spieghi ai ministri spagnoli che la politica non è uno scherzo. Questo stillicidio di provocazioni deve cessare con urgenza. Ribadisco che è compito di Zapatero mettere a tacere ministri e ministre che stanno tenendo un comportamento difficilmente tollerabile. Non si tratta di battute scherzose, ma di offese gratuite. Ora basta”.

Parole al vento, evidentemente. Ecco che infatti che una delle 9 “ministre” del governo spagnolo ha dovuto imperturbabilmente dire la sua. La protagonista è Bibiana Aido, ministro spagnola dell’Uguaglianza, riferendosi alle dichiarazioni dell'allora candidato premier Silvio Berlusconi dopo la formazione del secondo governo Zapatero, secondo Berlusconi «troppo rosa» e per questo «difficile da gestire». Ebbene, per la donna in questione Silvio Berlusconi avrebbe bisogno di cure, tant’è che con esternazioni tipo «Berlusconi? Gli pago io uno psichiatra» e «anche se non so se sarebbe efficace, servirebbero molte sedute» si è prepotentemente conquistata copertine di molti giornali.

Ma forse era questo l’obbiettivo dell’ ex direttrice dell'Agenzia andalusa per lo sviluppo del flamenco…

 

La Spagna, già in passato protagonista di atteggiamenti non “morbidi” verso la clandestinità, dovrebbe pensare maggiormente ai problemi di casa propria, lasciando che un governo in fasce abbia modo di svezzarsi come meglio crede. Gli Italiani, scegliendo Popolo della Libertà e Lega, hanno scelto la politica della fermezza e del rigore. Il discorso di far valere i diritti umani vale a 360 gradi: quando un italiano non ha la libertà di fare a casa propria ciò che meglio crede significa che è stato depauperato di uno di quelli che sono i diritti fondamentali dell’uomo, vale  a dire della libertà.

 

Ma una cosa devo dire mi porta sollievo: tutti questi “grandi nomi” spagnoli hanno avuto la scarsa intelligenza di aprire la bocca con scarso tempismo. Se vi dicessi che tutte le parole che avete letto in questa pagina si riferiscono a situazioni relative ad un momento ancora antecedente il primo consiglio dei ministri, capite bene che son parole che si reggono solo sul pregiudizio.

A proposito di pregiudizi, colgo l’occasione per salutare il già famoso Martin Shulz, che ebbe tempo fa un bel battibecco in europa con Berlusconi (forse vi ricorderete la vicenda del “capò nazista”…); il capogruppo del Pse (Partito del socialismo europeo) ha intrapreso un’azione nel parlamento europeo, sostenuta anche dai Verdi (che in europa sono ancora in Parlamento) relativa sempre alla questione dell’immigrazione: ''Non discuteremo solo di quanto fa l'Italia, perché il problema è europeo''…

Insomma, questo Shulz mette le mani avanti citando il nome del nostro paese: evidentemente ha la coda di paglia.

Sono esterrefatto, ma ogni critica gratuita scivola via.

Se ministri dilettanti, flamenchiste e disturbatori di professione dicono la loro avranno le loro ragioni. Io, da Italiano che vive in Italia, reputo le loro esternazioni fuori luogo e quindi non meritevoli della mia attenzione.

 

 

 
 
 
 

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