le balle di BEPPE GRILLO
Quante cose dice Beppe. Ma c'è coerenza tra il "dire" ed il "fare"?
domenica 04 maggio 2008

Quest’ultima puntata è dedicata alla decodificazione di alcune
balle su Beppe Grillo e di Beppe Grillo. Anzitutto delle
precisazioni. Come visto, Giuseppe Piero Grillo non ha solo
fruito due volte di un condono fiscale tombale, ma anche di un
condono edilizio nella sua villa di Sant’Ilario. Come visto,
poi, la pretesa di impedire la candidatura di chi abbia avuto
delle condanne penali in giudicato (regola che non esiste in
nessun Paese del mondo) precluderebbe ogni candidatura di Beppe
Grillo medesimo, che è pregiudicato per omicidio colposo
plurimo. A questa condanna, raccontata nella puntata di ieri, va
aggiunto un patteggiamento per aver definito Rita Levi
Montalcini «vecchia p...» in un suo spettacolo del 2001: dovette
pagare 8400 euro e la causa civile è ancora in corso, anche
perché Grillo sostenne che la scienziata ottenne il Nobel grazie
a un’azienda farmaceutica. A proposito dei referendum promossi
dalle piazze grillesche, invece, vediamo che anche il promotore
Antonio Di Pietro invoca che un parlamentare non resti tale per
più di due mandati: ma non ha detto che lui, di mandati, ne ha
già collezionati cinque, per un totale di anni 11. Anche Marco
Travaglio, venerdì, ha tuonato contro i finanziamenti pubblici
all’editoria: ma non ha detto che il suo giornale, l’Unità,
percepisce più contributi di tutti, e non «come tutti i giornali
italiani» (parole sue, rivolte alla folla beona del V-day),
bensì nella modalità assai più danarosa riservata alla stampa
politica; dalla Rai all’Unità, insomma, Travaglio è pagato coi
soldi dei contribuenti. Per chiudere con la manifestazione di
venerdì: Piazza San Carlo è grande 168 per 76 metri, dunque
12.768 metri quadri che moltiplicati per 3 (tre persone ogni
metro, e sono già tante) dà 38.304 persone totali, non 120mila
come dal blog di Grillo: «Eravamo in 120.000. Chi era presente
lo sa e anche chi può informarsi in Rete».
Il Grillo censore
Grillo non a caso riconosce solo la rete, per quanto la cosa,
nel tempo, si sia configurata come un’ossessiva paura del
confronto. Interviste non ne rilascia, ed è nota l’esperienza
del giornalista Sandro Gilioli: nel gennaio scorso si mise
d’accordo col comico per un’intervista di quattro pagine, ma poi
si vide respingere le domande perché definite «offensive e
indegne»: tuttavia, una volta rese pubbliche, si sono rivelate
del tutto ordinarie.
Poi c’è il capitolo libri: Grillo, semplicemente, è solito
bloccare qualsiasi volume che lo riguardi. Nel 2003 fece
diffidare e bloccare «Grillo da ridere» di Kaos edizioni,
biografia a lui favorevole: la scusa fu che conteneva
un’eccedenza di testi dei suoi spettacoli. Nel 2007 invece ha
diffidato e bloccato «Chi ha paura di Beppe Grillo?» di Emilio
Targia, Edoardo Fleischner e Federica De Maria, scritto per
Longanesi: tre studiosi che hanno seguito Grillo per anni;
aggiornato due volte, Longanesi infine ha lasciato perdere per
non avere grane. Il libro, dopo che per analoghi motivi era
stato rifiutato da ben 23 editori, è uscito infine per Selene
edizioni giusto in questi giorni. La biografia «Beppe Grillo»
uscita infine per Aliberti, e scritta da Paolo Crecchi e Giorgio
Rinaldi, è nelle librerie dal novembre scorso nonostante le
minacce fatte recapitare da Grillo, ai due autori, a mezzo del
giornalista della Stampa Ferruccio Sansa, figlio del suo
dirimpettaio Adriano. Tutte le cause, infine, per risparmiare,
sono promosse dallo studio legale del figlio di suo fratello
Andrea. Va anche detto che l’atteggiamento di Grillo, casta di
se stesso, probabilmente non è solo ascrivibile alla
preservazione di un culto della propria personalità:
semplicemente, vuole essere l’unico a guadagnare col proprio
nome.
Il blog che non lo è Sotto questo profilo, la definizione
corretta del suo celebre blog, aperto il 26 gennaio 2006, è
«sito commerciale»: come tale è infatti classificato. I numeri
parlano chiaro: un anno prima del blog, nel 2004, Grillo ha
fatturato 2.133.720 euro; nel 2006, due anni dopo, ne ha
fatturati 4.272.591. La politica del Vaffanculo sta rendendo
bene. Nel citato «Chi ha paura di Beppe Grillo», i tre autori
hanno monitorato il sito per tre anni osservando come Grillo,
spesso con la scusa della battaglia per la democrazia e il
finanziamento dei V-day, venda ogni genere di gadget: video del
V-day, dvd dello spettacolo Reset, libro «Tutte le battaglie di
Grillo», eccetera. Anche i circolini politici rendono: chi vuole
aprire un fan club deve pagare 19 dollari per un mese (dollari,
perché la piattaforma è negli Usa) che sono scontati a 72 per
chi prenota un semestre. Per ora i circoli sono poco più di 500,
ed è già un bel rendere.
Il moralista
Solo alla rete e a Grillo, dunque, dovremmo affidare le verità
su Grillo. Tipo questa: «Ho avuto una Ferrari, ma l’ho venduta».
Fine. Salvo scoprire, certo non sulla rete, che di Ferrari ne ha
avute due, più Porsche, Maserati, Chevrolet Blazer, eccetera.
Oppure, sempre parole sue: «Ho due case, una a Genova e una in
Toscana». Fine. Salvo scoprire, certo non sulla rete, che una in
effetti è a Bibbona, Livorno, 380 metri quadri e 5.600 metri
quadri di terreno; ma risulta intestato a lui anche
l’appartamento di Rimini dove stava con l’ex moglie, senza
contare che la Gestimar, la sua società immobiliare gestita dal
fratello, possiede i tre appartamenti a Marinelledda, una villa
a Porto Cervo, due locali più garage a Genova Nervi e infine un
esercizio commerciale a Caselle, oltreché un garage in Val
d’Aosta. Oppure, ancora: «Ho avuto la barca, ma l’ho venduta».
Salvo scoprire, certo non sulla rete, che di barche ne avute
diverse; una forse l’avrà anche venduta, ma il panfilo «Jao II»
di 12 metri, in realtà, risulta affondato alla Maddalena il 5
agosto 1997. C’erano a bordo anche Corrado Tedeschi (che oggi
odia Grillo pubblicamente) con la sua compagna Corinne. La barca
finì su una secca peraltro segnalatissima, e fu salvato dalla
barca dei Rusconi, gli editori. Grillo fu indagato per naufragio
colposo, procedimento archiviato. Un’altra volta, il 29 maggio
2001, riuscì nell’impresa si insabbiare un gommone nel
profondissimo mar Ligure, alla foce del Magra: con lui c’era
Gino Paoli, fu una giornata senza fine. Del condono tombale
chiesto e ottenuto per due anni e per due volte dalla citata
Gestimar, dal 1997 al 2002, diamo conto velocemente. Fu certo
lecito, ma non obbligatorio. Il problema è che era esattamente
il genere di condono contro il quale Grillo si era scagliato più
volte, e in particolare con una lettera indirizzata al direttore
di Repubblica risalente al giugno 2004. Se vorrà ne riparlerà
Grillo medesimo, tra un vaffanculo e l’altro.
Il nuovo Coluche Difficile scacciare l’idea che Grillo non sogni
di potersi ispirare un giorno a Michel Coluche, l’attore e
comico francese che peraltro ebbe l’onore di conoscere sul set
del film «Scemo di guerra» di Dino Risi: «Beppe si ingelosì
molto del rapporto speciale che avevo con Michel», ha detto il
regista. Coluche, idolo del box office transalpino, dai suoi
spettacoli metteva alla gogna i politici e un bel giorno
annunciò la candidatura all’Eliseo. Si ritirò solo all’ultimo,
ma i sondaggi parevano garantirgli una messe incredibile di
voti.
Forse qualcuno avrebbe potuto già insospettirsi dall’esordio
cinematografico di Grillo: «Cercasi Gesù», dove appunto
interpretava un Cristo moderno anticipando la sindrome «Joan
Lui» dell’altro aspirante santone, Adriano Celentano. Anche la
discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994, e relativo
successo, deve averlo alquanto impressionato. Come rilevato da
Libero il 3 ottobre scorso, Grillo mise il suo primo bollino
elettorale proprio su Berlusconi: «Sono da mandare via, da
mandare via questa gente qua, da votare gli imprenditori, ecco
perché sono contento che è venuto fuori Berlusconi: lo voglio
andare a votare». E qui siamo appunto nel 1994. Nella primavera
successiva, vediamo, Grillo modificò il suo giudizio e lo
spruzzò di venature appena megalomani: «Candidarmi sarebbe un
gioco da ragazzi, prenderei il triplo del Berlusca» disse a
Curzio Maltese su Repubblica. «Mi presento in tv e dico: datemi
il vostro voto che ci divertiamo, sistemo due o tre cose. Un
plebiscito». Poi, nel 2003, la svolta: «Per arrivare a
Berlusconi dobbiamo essere diventati parecchio stupidi». Già
covava. Ma una vera discesa in campo, Giuseppe Piero Grillo, non
l’ha ancora fatta. Deve ancora discuterne col commercialista.
da QUOTIDIANO IL GIORNALE
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